Sovrapposizioni sottili
Un racconto scritto 7 anni fa da Luciano Canova. Le sovrapposizioni sottili della politica italiana.
« 03 marzo 2008 - 09 marzo 2008 | Principale | 17 marzo 2008 - 23 marzo 2008 »
Un racconto scritto 7 anni fa da Luciano Canova. Le sovrapposizioni sottili della politica italiana.
Per la serie Le Aziende e gli occhi, un nuovo viaggio di Andrea Notarnicola nel mondo dell'esperienza di consumo.
A voi è mai venuta la voglia di iniziare un percorso di serendipity?
L’idea di iniziare il viaggio che ho chiamato New L-Deal mi era venuta su un treno nel 2003. Sì, preferisco il treno all’auto o all’aereo. Il treno ha un palinsesto di stazioni e mi permette di muovere gli occhi – appunto gli occhi - dove voglio io (e non di doverli tenere necessariamente puntati avanti).
Non ero però in Italia. Stavo arrivando a Londra.
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Leggo ancora una volta le poesie di Idea Villarmino uruguayana come non mai che dall’alto dei suoi ottantotto anni mi scrive da una Montevideo che non si riconosce più e che ora dopo la morte di Onetti a Madrid lontano dalla patria non si riconosce più ossia
Diamo oggi l'avvio ad una nuova sezione del nostro Metablog curata da Claudio Visentin: Le Aziende e il Viaggio.
Quale rapporto intercorre tra la globalizzazione dell’economia, che collega sempre più i mercati nel Mercato, e la globalizzazione della comunicazione e dello scambio culturale? Insomma tra la globalizzazione dei mercanti e quella dei viaggiatori?
Questa sezione prende avvio, naturalmente, dalla Via della Seta, che già molto tempo prima di Marco Polo collegava la Cina al bacino del Mediterraneo, ed era gestita con notevole efficienza dai Turchi selgiuchidi.
Per la serie Conversazioni sul Carisma, Elisabetta Pasini dialoga con David Graeber, antropologo e attivista anarchico. Graeber ha insegnato Antropologia all’Università di Yale, a New York dal 1998 fino al giugno del 2007. Dalla metà del 2007 vive a Londra dove ricopre lo stesso incarico alla Goldsmith University. È autore di numerose pubblicazioni, tra cui Frammenti di un’Antropologia Anarchica, pubblicato in italiano da Eleuteria. Membro del movimento anarchico e attivista per Direct Action, collabora e scrive per numerose riviste tra cui The New Left Review e Harper’s.
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Pino Varchetta su: Non è un paese per vecchi (regia di Joel e Ethan Coen)
Qualcuno ha parlato di western contemporaneo. I mentori del film, uno sceriffo e il suo vice, hanno una lunga tradizione familiare, pressoché un fatto genetico, di servizio per la legge. Il padre ha fatto lo sceriffo, il nonno che ha fatto lo sceriffo, il bisnonno ha fatto lo sceriffo. La famiglia ha attraversato le città del Texas, per meglio dire i villaggi del Texas, quelli con la strada in mezzo che tagliava in due l'agglomerato urbano, due file di edifici di legno, un emporio, il saloon, l'albergo, le abitazioni, l'ufficio dello sceriffo, qualche volta la chiesa. Polvere, cavalli, brutti ceffi in giro, e lo sceriffo, quello con la stella sul petto, qualche volta coraggioso, qualche volta corrotto, quasi mai vile.
Per vedere il trailer del film clicca qui:
Download non_un_paese_per_vecchi_trailer_italiano_bm_ita.WMV
Attualmente gli asset intangibili sono diventati sempre più cruciali per lo sviluppo e la crescita di moltissimi business. Ci sono parecchie definizioni di che cosa sia un bene intangibile; alcuni autori li definiscono come “una risorsa che non ha una consistenza fisica ma il cui sfruttamento industriale ed economico produce benefici futuri”. Altri autori li definiscono semplicemente come “le competenze chiave delle imprese”. Esempi di beni intangibili: sono i brand, il know-how, le competenze, l’immagine dell’azienda; beni che spesso non figurano neanche nei bilanci aziendali.
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In principio fu la vetrina, non a caso al centro delle fotografie di Nulla due volte. Viviamo nella società dell’immagine e la cultura d’impresa non può prescinderne. I lavoratori si sentono lavor-attori sul palcoscenico aziendale e i benchmark per il lavoro in team sono le squadre di artisti che concorrono a produrre un film hollywodiano o uno spettacolo del Cirque du Soleil. Di qui la crescente importanza di strumenti di formazione e comunicazione interna quali il Teatro d’Impresa, il Cinema o la Business Television, (come ampiamente dimostrato sia nel Manifesto dello humanistic management - saggi di Varchetta, Notarnicola e Bertolino - sia in Nulla due volte).
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Mi piacerebbe che questo spazio dedicato ai giovani e ai loro blog potesse diventare una piccola finestra su un mondo “in via di sviluppo”, quello di coloro che stanno cercando la loro strada, quello di chi si sta formando e trasformando, di chi ha trovato il senso della sua vita, magari precario, quello di chi ancora lo sta affannosamente cercando. On-off perchè è labile il passaggio fra reale e virtuale nel blog: il blog è mutazione, è divenire.
Come primo protagonista di questa storia voglio presentarvi UlisseIlViaggiatore. E non potrebbe essere forse diversamente in un luogo, come il nostro Metablog, che si ispira ai viaggi virtuali di Marco Polo nelle Città Invisibili.
Jill Scott è a Milano. La si potrà incontrare sabato 15 marzo p.v. allo
Spazio Oberdan di viale Vittorio Veneto 2, alle 14.30. Scott presenterà
il progetto E-skin (”creare una pelle elettronica per persone con
disabilità visiva”). Direttrice della Hochschule für Gestaltung und
Kunst di Zurigo e del programma di ricerca PhD Z-Node, Scott è uno
degli interpreti contemporanei di maggior spicco del rapporto tra arte
e scienza. Autrice di molti articoli su arte, scienza e tecnologia, ha
esposto in tutto il mondo i suoi lavori, performance, video,
installazioni interattive. Per farsi un’idea dei sui lavori, vale la
pena di visitare il programma Artist in Labs. E-skin
è anche il nome di un team interdisciplinare di designer, scienziati e
ingegneri guidati da Jill Scott. Le ultime pubblicazioni di Scott
comprendono Artistsinlabs-Processes of Inquiry (Springer Press, 2006) e Coded Characters (Hatji Cantz, 2003).
"Se ogni città è come una partita a scacchi, il giorno in cui arriverò a conoscerne le regole possiederò finalmente il mio impero..." Kublai a Marco. Considerazioni come questa nella cultura occidentale sono state continuamente riproposte nei più svariati campi del reale così come per la sua totalità . In quest'ottica nacque agli inizi del ventesimo secolo..
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Herbert Simon ci ha avvertito fin d'agli anni '40: i sistemi a razionalità totale non esistono. Ogni sistema è a razionalità limitata, cieco di fronte all'imprevisto.
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E' stata pubblicata oggi una lunga intevista a Marco Minghetti su Marketing Arena, tutta incentrata sul progetto Le Aziende In-Visibili e sul nostro Metablog.
Titolo dell'Intervista: Il Management da Amleto a Calvino, e oltre.
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A rincalzo dalla crudele beffa portata a segno dal Giornale - un mega polpettone di versi, che mischia Tagore, Califano, e Gaber, viene spedito all’editore il Filo, che pubblica chiedendo 1800 euro – è uscito su Repubblica un interessante articolo di Simonetta Fiori, subito rimbalzato sui blog. Nel frattempo, come qualche anno fa Miriam Bendia con Editori a perdere (Stampa Alternativa), oggi Silvia Ognibene nel suo Esordienti da spennare (terredimezzo) mette il dito sul problema degli editori a pagamento, che forse vero problema non è. E non perché Moccia ha esordito con Il Ventaglio, e Paola Mastrocola, dopo aver mandato le sue poesie a Scheiwiller, per pubblicare il suo Stupefatti ha pagato Genesi, ma perché dal pur bell’articolo pubblicato a pagina doppia su "Repubblica", sembra un po’ che le vittime dell’editoria a pagamento siano i presunti autori "frodati" e non i lettori, come invece sarebbe se gli editori a pagamento facessero effettivamente lo stesso lavoro degli editori (che a differenza loro leggono, correggono, valutano, investono, promuovono attraverso l’ufficio stampa etc), ed avessero la loro stessa rete di distribuzione.
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