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Wall-E dice "si" all' Humanistic Management

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Così scriveva il 7 settembre scorso Luciano Canova ne “Il sottile capolavoro” :

“Wall-E è un film delizioso, una favola incantevole capace di tenere incollati alla poltrona per un’ora e mezzo. C’è qualcosa di semplice e leggero nel personaggio protagonista; qualcosa che si avvicina molto alla poesia.”

(immagine concessa gentilmente da Edoardo Maggi)

L’ultimo capolavoro animato, targato Pixar, nasce 14 anni fa da una semplice idea: raccontare la vicenda di un robot, ultimo superstite di un mondo post-apocalittico, che continua imperterrito nel compito affidatogli, la raccolta dei rifiuti. Oggi, o meglio dopo l’incontro con Eve(siamo nel 2805), Wall-E  ha deciso di lasciare perdere il compito impostogli dall’uomo per correre in aiuto del suo antico Padrone. E’ singolare il  fatto che sia la macchina, o il robot in questo caso, a rifiutare un modello quello scientifico che dovrebbe rappresentare il suo nucleo generativo, la madre e il padre.

Friederick Taylor pensando a wall-e (che sta per Waste Allocation Load Lifter Earth-Class - Sollevatore terrestre di carichi di rifiuti)  lo descriverebbe come the right man to the right place. L’uomo infatti  per rimediare ai propri errori, conseguenze di un triste modello cognitivo, decide di allontanarsi momentaneamente dal pianeta lasciando a tanti wall-e il compito di ripulirlo. Purtroppo qualcosa va storto; vista l’impossibilità di pulire il pianeta la missione di rientro fallisce e l’uomo decide di continuare la propria esistenza a bordo della Axiom. Wall-E rimane solo, dimenticato e non disattivato dall’uomo. Dopo 700 anni il piccolo robot si sta ancora adoperando per ripulire il pianeta, montagne di rifiuti vengono incessantemente stoccati e impilati fino a formare grotteschi grattacieli. Qualcosa però è cambiato; sebbene la terra continui ad essere inquinata, wall-E ha sviluppato nuove capacità, va oltre il proprio compito.  La sera infatti, finito il proprio lavoro, il robot porta a casa svariati oggetti appartenuti agli umani, fra questi souvenir anche una vecchia vhs (in barba a DVD  e Blu-Ray disc ) del film Hello, Dolly! Proprio questo musical del 1969 determinerà il cambiamento, da semplice robot ( dal termine ceco robota, che significa "lavoro pesante" o "lavoro forzato" ) wall-E matura, tendendo ad essere sempre più un androide. Il robot scopre, impara, in parte diventa un organismo senziente. Sentimenti, desideri e sogni cominciano a corrompere  l’ordine precostituito  dei circuiti. La stessa parola “digitale” viene meno in favore di rumori e suoni gutturali.( come ha recentemente scritto Andrea Biggio “La traduzione della lingua dell’immagine in quella logica è un tentativo disperato!” Come ben sa Calvino che, nelle “Lezioni americane”, promuove il pensiero indiretto al rango di “leggero” )

Andrew Stanton regista del film  «Non sono sicuro che l’introduzione del suono abbia aggiunto molto al cinema. Ci ha reso in qualche modo più pigri, ci ha fatto dimenticare che ci sono molti altri modi visivi per comunicare le emozioni».

Così scriveva il 7 settembre scorso Luciano Canova ne “Il sottile capolavoro” :

“Wall-E è un film delizioso, una favola incantevole capace di tenere incollati alla poltrona per un’ora e mezzo. C’è qualcosa di semplice e leggero nel personaggio protagonista; qualcosa che si avvicina molto alla poesia.”

Poesia è il rapporto tra Wall-E ed Eve, ( che sta per Extraterrestrial Vegetative Evaluator Esaminatore di Vegetazione Extraterrestre ) una robot inviata sulla terra per cercare eventuali tracce di vita. E’ qui, infine, ristabilito quel contatto con l’altro,millenario ricordo di una proprietà ontologica dell’uomo.

Questi ed altri temi intorno alla vicenda di Wall-E potete approfondirli leggendo l’ottimo elaborato di Del Basso Cristina.

Renato Bossi

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