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Otto Dix, Ritratto in maschera

Fisiopatognomoscopia XII

di Piero Trupia

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Tre secoli separano il ritratto del Giovane con teschio (Londra, National Gallery) di Frans Hals (1585-1666) e il ritratto di Hugo Simons (Montreal, Fine Arts Museum) di Otto Dix del 1929.

Dix (1891-1969) fu il pittore cronista della Repubblica di Weimar, tentativo illuministico di una perfetta democrazia finito in un disastro economico e nel nazismo.

Nel ritratto di Hals vediamo un parallelismo tra il volto del giovane e il teschio che egli regge nella mano sinistra, con il dubbio di quale sia il volto reale. La mano destra, concava e oscura, accoglie proiettivamente la convessità luminosa della parete temporale del cranio. Si viene così a configurare un perfetto triangolo di vuoti e di pieni volto-teschio-mano che formano una continuità circolare tra vita e morte.

Anche in Hugo Simons la figura è strutturata in un triangolo. Due mani ravvicinate alla base, il volto al vertice. Qui però la corrispondenza è tra maschera, volto e pensiero.

Simons era un avvocato e, per ragioni professionali, un dissimulatore. Elaborava privatamente un pensiero, lo riconfigurava per la corte, lo presentava come vero nello spazio pubblico del foro.

La semiotica della raffigurazione dixiana è singolare ed è palesemente forzata, segno di voler veicolare un preciso messaggio.

Le due mani in primo piano si librano nello spazio lontane dal volto. Il pensiero discorsivo del volto è separato dalla dialettica argomentativa delle mani. Quella in primo piano, la sinistra, è un calco del volto, è la sua maschera. In quanto tale, mentre aderisce perfettamente al volto, ne altera la verità.

Il volto esprime un pensiero in formazione, un pensiero discorsivo. Ce lo dice la postura di 3/4 con lo sguardo rivolto a un interlocutore fuori campo. La mano destra, atteggiata nel gesto della puntualizzazione, trasferisce quel pensiero alla figura pubblica della maschera sociale e professionale. Il pensiero diventa atteggiamento e presa di posizione utilitaristica, rappresentazione.

Un paradigma per ogni forma di vita sociale questo del doppio ritratto che diventa triplo con il trucco, le fattezze cosmetiche che vogliono apparire naturali e più vere del vero.

Questa la complessa dinamica della persona in scena.

Commenti

In questo testo le parole sono usate con grande precisione. Tuttavia, mi sfugge il significato di una tra loro. Perché la "presa di posizione" del ritratto di Hugo Simons è definita "utilitaristica"? Sarei grata all'autore se mi desse spiegazioni in merito.

A Straniamento.
Grazie della domanda che mi consente di precisare. Hugo Simons è un avvocato. Si fa un'idea del caso che gli viene affidato. Poi, in tribunale, indossa la toga e la maschera del difensore e riformula la sua idea, trasformandola in una difesa legale.
Non accadfe soltanto agli avvocati. Nello spazio pubblico tutti noi difendiamo una causa dietro una maschera.

L'interpretazione dei due ritratti proposta da Trupia è pirandelliana. E va bene se riferita a questi ritratti, ma se è estesa ad ogni situazione umana, come nel caso di Pirandello, non è vera. Si tratta dell'assolutizzazione di un comportamento "possibile", ma non sempre reale. Ci sono situazioni in cui non si finge e non solo nel privato, ma anche in pubblico. Inoltre, andando più a fondo, noto una differenza fra i due dipinti, quello di Hals aspira all'universalità nella rappresentazione del rapporto vita-morte. Più legato alla descrizione di una situazione biografica particolare è quello di Otto Dix. Cosa ne pensa Trupia?

Ad Angela:
nell'uno e nell'altro ritratto il riferimento oggettivo è necessariamente contingente, ma il messaggio è in entrambi universale. E' il tema dell'inapparenza: il giovane che è già vecchio; la maschera che non è il volto con il messaggio che non è il pensiero. Certamente nello spazio pubblico e nella comunicazione interpersonale il volto è talvolta protagonista, nell'immediatezza di una genuina presenza, ma i veri mistificatori sono melliflui e riescono spesso a sedurre. Sul piano fattuale credo sia impossibile scoprire il volto dietro la, le maschere; sul piano esistenziale si può investire, accettando il rischio della delusione, nell'impresa di scoprire il volto dell'altro (una volta che si è scoperto il proprio). Lévinas assicura che il volto dell'altro è costitutivamente "implorante e desiderante". Personalmente l'ho constatato in molti personaggi al vertice della sicurezza e del glamour.

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