Beautiful Dreamers
Il 2 dicembre si inaugura la mostra Beutiful Dreamers presso la Angel Art Gallery, Via Fiori Chiari, 12 Milano
In occasione dell'evento pubblichiamo la presentazione del curatore Ivan Quaroni
L'arte pop è senza dubbio la forma d'espressione artistica più universale che l'arte conosca perché affronta in modo semplice e diretto temi comprensibili a chiunque. Il suo successo, però, non dipende solo dalla sua facilità e immediatezza, dal fatto, cioè, che tra tutti i linguaggi sia l'unico che non ha davvero bisogno di spiegazioni, ma dal fatto che è una cultura visiva propositiva. Come ha giustamente scritto Franco Bolelli nel suo Cartesio non balla, “se la cultura pop è definitivamente superiore, è perché essa – innanzitutto quella più avanzata – sta creando nuovi valori, più pieni, più abbondanti”. (1)Uno dei quali è l'energia, l'eccitazione che fa muovere tutte le cose e che è lontana anni luce dall'arte cosiddetta concettuale, da quel tipo di espressioni fredde e intellettualistiche che hanno bisogno, per essere comprese, di un libretto delle istruzioni. No, come ha più volte ribadito Bolelli, “niente funziona davvero se non è eccitante. Si, la bellezza estetica, l'intelligenza, lo stile, i messaggi etici, si, sono tutte gran belle cose: ma tutta questa roba non muove un filo di vento se ad animarla non c'è un abbondanza di energia e di slancio”. (2)
Tra le espressioni paradigmatiche e globali del nuovo genoma pop contemporaneo c'è il movimento giapponese Superflat, fondato da Takashi Murakami con la complicità di Yoshitomo Nara, un'esperienza in cui si fondono in modo originale gli influssi dell'arte tradizionale, lo stile dei manga e degli anime, la lezione della pop art occidentale e la subcultura degli otaku (3). A questa corrente aderiscono artisti che utilizzano lo stile super deformed dei manga, un metodo disegnativo che si propone di potenziare l'espressività dei personaggi attraverso le sproporzioni anatomiche. Tipico è, in tal senso, l'ingrandimento della testa e degli occhi rispetto al tronco e l'allungamento delle gambe nei personaggi di Murakami, Mr., Aya Takano e Chiho Aoshima. Frequente, inoltre, negli artisti superflat è il ricorso all'estetica kawaii (che in giapponese significa carino), basata sull'utilizzo di personaggi e pupazzi che ispirano tenerezza, come ad esempio Hello Kitty e Miffy, popolarissimi non solo in Giappone, ma in tutto il mondo. Altro ingrediente tipico dell'arte superflat è il feticismo, che dalla tradizione degli shunga (le stampe erotiche a cui si dedicarono anche maestri come Hokusai e Utamaro) giunge fino agli hentai, i cartoni pornografici che hanno ispirato sculture come Lonesome cowboy e Milky way di Murakami.
Al movimento Superflat fa eco, dall'altra parte del globo, la multiforme scena della Lowbrow Art, germinata a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta in California, un territorio fertile in cui s'incontrano e si mescolano le subculture del surf, dello skate, delle hot rod (4), gli stili grafici del fumetto underground, delle fanzine punk, della poster art, del tatuaggio, ma anche il writing e la street art. Il Pop Surrealism, altro termine con il quale viene definita la Lowbrow Art, presenta una grande varietà di espressioni stilistiche, in cui ricorrono le icone dell’immaginario fumettistico, televisivo, cinematografico, oppure figure desunte dalle fiabe o dai racconti horror e fantascientifici. Si tratta di un movimento,, se così si può definire, che adotta, infatti, tutti gli elementi della cultura pop, dalle pin up degli anni cinquanta ai giocattoli vintage, dall'estetica dei B-movie fino ai cartoni animati Disney degli anni Trenta, in un bizzarro cut & paiste che attraversa stili ed epoche diverse senza soluzione di continuità. Sono molte e spesso contrastanti le anime della galassia pop surrealista, che comprende lo stile delicato, prezioso e memore della lezione fiamminga di artisti come Mark Ryden, Marion Peck, Alex Gross e Ana Bagayan; il linguaggio grottesco, in bilico tra il barocco e l'underground, di artisti come Big Daddy Roth, Robert Williams, The Pizz, Coop e Xno, che hanno sviluppato un senso dell’orrido svuotato d’implicazioni psicologiche; infine le espressioni, tipicamente femminili, dei dipinti di Amy Sol, Lisa Petrucci, Kukula, in cui prevale un tipo di deformazione anatomica e di ibridazione antropo-zoomorfa influenzate dalla cosiddetta cuteness (5).
Le espressioni New Folk, invece, non fanno parte di un vero e proprio movimento, ma rappresentano piuttosto un tipo di sensibilità intesa al recupero di atmosfere domestiche e campestri, sovente con risvolti critici. Questa definizione, che vorrebbe abbracciare il lavoro di artisti assai dissimili tra loro, come Marcel Dzama, Jules De Balincourt, Amy Cutler e Jockum Nordström, indica una comune attitudine evocativa, che maschera con toni placidi e dimessi contenuti spesso stridenti. I disegni di Marcel Dzama, ad esempio, raccontano con uno stile fiabesco e allo stesso tempo ironico e inquietante, storie di straordinaria follia, laddove le tele di Jules De Balincourt rappresentano una sorta di violenta satira sociale e politica in salsa finto-naif. Insomma, gli artisti neofolk prediligono grammatiche dai toni leggeri, che consentono ai loro lavori di raggiungere un vasto pubblico. Tuttavia, diversamente dai più disimpegnati artisti Lowbrow, gli artisti neofolk, forse perché meno legati alla cultura consumistica americana - Dzama è canadese, Balincourt è francese Nordström è svedese – indagano il disagio esistenziale e sociale del nostro tempo, dimostrando di essere degni eredi tanto della tradizione satirica popolare, quanto della cultura concettuale contemporanea.
In Italia, quella che potrebbe essere definita Spaghetti Pop, è un'arte che si configura come una pletora di originali sintesi pittoriche, in cui trovano spazio tanto le immagini della cultura popolare e mass-mediatica, quanto le eredità della tradizione storico artistica. Si tratta di linguaggi che hanno in comune il ricorso, in termini formali, ad un immaginario in cui affiorano citazioni del mondo del fumetto e modalità espressive vicine a quelle dell’illustrazione, estrapolate dal contesto originario e quindi sottoposte al dominio operativo di un mezzo, come la pittura, privo di una struttura prefissata (ad esempio, la griglia delle tavole dei comics) e di uno scopo (la narrazione, nel caso dell’illustrazione). Oltre all'approccio grafico, compaiono sovente riferimenti alla cronaca nei lavori di Giuseppe Veneziano, alla storia dell'arte nelle opere di Vanni Cuoghi, alla moda nei dipinti di Fulvia Mendini, mentre appaiono completamente avulse dal contesto, come monadi autonome, le immagini di Massimo Caccia.
I 13 Beautiful Dreamers qui presentati mettono in relazione il linguaggio della pittura con altre forme grafiche, generalmente considerate “minori” rispetto all’ambito delle fine arts. A ben vedere, molti di loro si sono formati in istituti di grafica e illustrazione o hanno semplicemente scelto di usare un linguaggio semplice, mutuato dai fumetti, dai cartoni animati, dai disegni infantili e dalle illustrazioni per bambini.
La pittrice Ana Bagayan (Yerevan, Armenia, 1983) ha studiato all’Art Center College of Design di Pasadina (California). Quello dipinto da lei è un mondo onirico, percorso da una vena di sottile crudeltà, che porta il tono della narrazione in un territorio di confine tra l’incubo e l’idillio. I due dipinti in mostra compongono un ideale dittico verticale. Si tratta di una delicata scena surreale ambientata sullo sfondo di un paesaggio fiabesco, dove ogni particolare è dipinto con puntigliosa precisione. Ma sono proprio i dettagli, come le piccole ferite sui petali del bimbo-fiore, a smentire il tono apparentemente favolistico della rappresentazione, mostrando in filigrana la natura ambigua del lavoro della Bagayan.
Formatasi in una scuola di Design e Illustrazione a Tel Aviv, l’israeliana Kukula s’ispira alle illustrazioni per bambini, alle pin up e alle bambole per dare forma ai suoi graziosi personaggi, abitanti di un mondo in cui fantasia e realtà sono indissolubilmente intrecciate. Le protagoniste femminili dei suoi dipinti sono donne imprigionate in un corpo infantile, che conservano, però, pose e movenze dell'età adulta. Anche in questo caso l'apparenza favolistica contrasta con il contenuto sovente erotico della narrazione. Nei suoi dipinti, infatti, Kukula riesce a fondere la leziosa estetica vittoriana con l'immaginario fetish contemporaneo.
Nicoz Balboa (Roma, Italia, 1979), italiana da tempo in Francia, si è diplomata all’Istituto Europeo del Design di Roma e si occupa, oltre che di pittura, di fumetto e illustrazione ed ha, infatti, recentemente pubblicato il volume per bambini j'aime pas mais j'aime (Edizioni Diantre). Realizzate con un pirografo su tavole di legno, anche le opere di Nicoz sono storie per adulti, raccontate con il linguaggio tipico delle immagini favolistiche.
Sono episodi, spaccati di un racconto insieme fantastico e autobiografico, quelli disegnati dall'artista, in cui gli influssi della cultura alternativa s'innestano sullo stile super-deformed dando vita ad un originale approccio europeo all'estetica della cuteness.
Quella di Alex Gross, anch’egli laureatosi all'Art Center College of Design di Pasadina e appassionato collezionista di stampe giapponesi, è una pittura che mescola fantasia e realismo, citazioni esotiche e retró, mitologia e science fiction, in una sorta di raffinato pot-pourri visivo. L'unico lavoro in mostra è il ritratto di una dama ottocentesca, avvolta in una spirale di nuvole. Lo stile è quello della pittura simbolista, ma impreziosita dal calligrafismo giapponese. La donna è una sorta di allegoria della metamorfosi, dove la rosa e la farfalla, come nel famoso Ritratto di giovane di Lorenzo Lotto, simboleggiano la caducità della vita.
Dopo aver pubblicato fumetti underground nelle riviste Weirdo e Ray Zones 3D comics di Robert Crumb, l’artista denominato Xno ha trasferito il suo stile punk e underground nella pittura, ispirandosi all’immaginario gotico e kitsch degli horror movie di serie B. Freak, vampiri, robot e mostri mutanti si muovono sullo sfondo di raccapriccianti scenari transilvani o di desolati paesaggi alieni, come in un capriccioso film di Edward Wood o in una divertente mascherata di Halloween. Due dei tre dipinti in mostra hanno, infatti, come protagonisti Frankenstein e sua moglie, mentre il terzo presenta un dettagliatissimo paesaggio lunare, teatro di una fumettistica guerra dei mondi.
Laureato in graphic design all’Università del Wisconsin-Eau Claire, Greg Gossel (Baldwin, Wisconsin, 1982) elabora una pittura dichiaratamente ispirata alla Pop Art, in cui appaiono personaggi dei cartoon della golden age, loghi delle corporate petrolifere e ritratti di celebri uomini politici. Attraverso un linguaggio visivo semplice e immediato, Gossel affronta tematiche politiche e sociali che hanno caratterizzato la storia recente degli Stati Uniti, come i soprusi ai danni delle donne e delle minoranze. Non è un caso che tra le immagini ricorrenti nella pittura dell'artista compaiano figure di donne piangenti oppure icone emblematiche della politica progressista, come J. F. Kennedy e Martin Luther King.
Nativo di Winnipeg, capitale della provincia di Manitoba, nel Canada occidentale, Marcel Dzama ha elaborato uno stile tanto rarefatto quanto piacevole, grazie al quale trasforma i peggiori retroscena della vita di tutti i giorni, gli incubi e i lemuri della psiche, in innocenti fantasie infantili. Protagonisti dei suoi dipinti sono personaggi vestiti da alberi, grandi orsi selvaggi, bambine crudeli e inquietanti infermiere. Come si domanda una stupita Francesca Gavin in Postmodern fairy tales at the Ikon Gallery (BBC’s Collective N. 224, giugno 2006), “Guerra, smembramenti, pipistrelli, mostri e sangue. Come può un immaginario così violento essere tanto incantevole?”. Con il suo stile infantile e i suoi colori pacati, basati su una gamma di toni ridotta, Marcel Dzama confonde, fabbrica immagini surreali, che rispecchiano metaforicamente il gradiente di violenza raggiunto nella società odierna.
Nonostante abbia studiato arte tradizionale alla Tokyo National University of Fine Arts and Music, Takashi Murakami (Tokyo, Giappone,1962) è diventato il più innovativo artista del Giappone contemporaneo. Teorico del movimento Superflat, fondatore della Kaikai Kiki, una vera e propria azienda ispirata al modello della Factory warholiana, e organizzatore di Geisai, la semestrale fiera d’arte in cui espongono artisti esordienti con prezzi contenuti, l’artista è riuscito a creare un perfetto mix tra l’immaginario dei fumetti e dei cartoni animati e lo stile pop occidentale, una sintesi in grado di riflettere l’identikit culturale e generazionale di un paese sempre meno tradizionalista e sempre più globalizzato. Le opere in mostra, due litografie in edizione limitata, sono l'espressione tipica della sintesi formale operata dall'artista, largamente mutuata dai manga e dai toys. La prima, intitolata And then (Garle Grop), presenta una delle numerose varianti di DB, personaggio inventato dall'artista tenendo a mente l'estetica kawaii, l'altro, Skulls Rock, è una paradossale, gioiosa vanitas pop.
Influenzata tanto dai manga quanto dalla fantascienza americana è Aya Takano (Saitama, Giappone, 1976), artista appartenente al movimento Superflat e alla Kaikai Kiki di Murakami. Laureatasi alla Tama Art University di Tokyo, Aya Takano dipinge un mondo scintillante e avveniristico, soffice e sensuale, in cui fluttuano giovani fanciulle, impegnate in elastiche e creative contorsioni corporee. Tra gli artisti di Kaikai Kiki, Takano è quella che maggiormente incarna le caratteristiche della cultura postbellica nipponica, come risulta evidente dalla litografia Noshi and Meg on Earth, dove l'universo metafisico e futuristico dell'artista assume i toni di una delicata e romantica rêverie. I due piccoli disegni acquerellati dedicati al gruppo rock dei REM mostrano, invece, l'abilità di Aya Takano nel combinare la spontaneità del disegno infantile e il suo grande virtuosismo calligrafico.
La pittura di Fulvia Mendini (Milano, 1966), diplomata in grafica all’Istituto Europeo di Design di Milano, è caratterizzata da uno stile piatto e lineare in cui predomina una vivace sensibilità cromatica. Nei suoi piccoli ritratti s'intrecciano molteplici influenze visive, dalla miniatura all'arte pop, dalla moda all'illustrazione, dal design alla decorazione. Si tratta di volti corrispondenti a tipologie caratteriali più che a fisionomie reali, in cui particolari superflui, come l'abbigliamento, i gioielli, gli orpelli, si sostituiscono alla verità morfologica del ritratto mimetico nella definizione della personalità. Qui, oltre alle fisionomie ipertrofiche e sintetiche, ad essere espressivi sono i dettagli, come il taglio dei vestiti, le texture dei tessuti, i pattern dei decori e la scelta, sempre raffinata, dei toni cromatici, elementi formali pittoricamente più rilevanti degli stessi soggetti.
Un background fumettistico è quello di Giuseppe Veneziano (Mazzarino - Caltanisetta, 1971), prima vignettista per i quotidiani La Sicilia e Il Giornale di Sicilia e per la rivista Stilos, poi passato definitivamente all’arte contemporanea. La sua è una pittura che esplora la realtà quotidiana, che indaga con ironia urgenze e tensioni della nostra epoca, talora utilizzando il linguaggio allegorico del mondo dei cartoon, talaltra sublimando o modificando in senso critico le immagini diffuse dai mass-media. Veneziano dipinge immagini che somigliano a quesiti, enigmi che invitano lo spettatore a riflettere sulla natura contraddittoria della società contemporanea. Non a caso, il contrasto e la dicotomia tra forma e contenuto, tra iconografia e narrazione fanno parte del lessico pittorico di Veneziano, che spesso abbina immagini rassicuranti a contenuti stridenti. È il caso dei dipinti Terence in love e Wonder Woman's intimacy II, dove i personaggi, rispettivamente di un celebre anime giapponese e di un altrettanto famoso fumetto americano, diventano protagonisti di scene ad alto contenuto erotico.
Diplomato in Pittura all’Accademia di Brera, Massimo Caccia (Desio – Milano, 1970) ha illustrato libri per bambini, ha costruito scenografie ed ha recentemente pubblicato la graphic novel intitolata Deep Sleep (gRRRzetic Editrice). Nella sua pittura, oltre agli influssi del fumetto e del graphic design, si avverte l’influenza del cinema, soprattutto nel taglio delle inquadrature e nelle modalità di rappresentazione delle immagini. Con il suo stile scarno, quasi minimale, Caccia concentra tutta l'energia e l'attenzione nella costruzione di immagini apparentemente semplici, che tuttavia, come certi koan zen, contengono un enigma o un paradosso irrisolto. Le sue visioni sono, infatti, frammentarie, volutamente irrisolte, come i singoli fotogrammi di un film di cui possiamo solo indovinare l'esito finale.
Oltre all’Accademia di Brera, dove si è diplomato in scenografia, Vanni Cuoghi (Genova, 1966) ha frequentato per un breve periodo l’Accademia Disney Italiana. La sua pittura è quindi una sapiente mistura di pittura colta, in cui abbondano i riferimenti storico-artistici, e stile illustrativo, in cui emergono temi e figure dell’immaginario popolare, trattati con una rinnovata sensibilità. Tra tutti gli artisti dello Spaghetti Pop, Cuoghi è forse il più affine alla sensibilità New Folk, per via di certe atmosfere sospese e silenti, che preludono alla nascita di una sorta di Nuova Metafisica, capace di dialogare tanto col passato quanto col presente. Anche in Cuoghi appare evidente il contrasto tra il valore nominale delle immagini, eleganti e aggraziate come le sue settecentesche dame, e i retroscena torbidi, che occultano crudeli metafore e taglienti allegorie. Così, mentre il dipinto Beautiful Dreamers racconta, con una ingannevole levità di tono, la violenza latente nei rapporti umani, l'acquerello senza titolo è l'ennesima rappresentazione fantastica del malessere infantile, uno dei motivi ricorrenti della pittura dell'artista.
1 Franco Bolelli, Cartesio non balla, pag. 11, 2007, Garzanti, Milano.
2 Ibidem, pag. 19.
3 Nella lingua giapponese è un pronome onorifico usato per indicare la famiglia o la casa altrui. Fu l’umorista Akio Nakammori ad accorgersi che il pronome onorifico non era generalmente usato dai nerds. Oggi otaku è un termine utilizzato per designare negativamente un individuo ossessivamente interessato a qualcosa, come ad esempio un appassionato maniacale di manga e anime.
4 Con Hot Rod, letteralmente Bielle Roventi, sono indicate le auto modificate sia nella carrozzeria che nelle parti meccaniche al fine di aumentarne le prestazioni in termini di potenza e velocità, che l’aspetto, in termini d’impatto estetico. Negli Stati Uniti, a partire dagli anni ’50 il termine veniva usato in senso dispregiativo per indicare vetture diverse da quelle prodotte in serie. Col tempo i bolidi Hot Rod sono diventati un fenomeno tipico della cultura americana, chiamata Kustom culture, in seno alla quale si è sviluppata anche una Kustom Art, legata alla decorazione di auto, moto, caschi e altri accessori.
5 Il termine, corrispettivo del giapponese Kawaii, deriva dall’aggettivo inglese cute, che indica tutto ciò che è grazioso, carino, tenero. Il significato attuale si è sviluppato in epoca vittoriana, come conseguenza dell’idealizzazione del mondo infantile ed è diventato recentemente un concetto estetico. Cute può essere un bambino, un animale (pet) o anche un oggetto che possiede le caratteristiche di piccolezza, vulnerabilità, incompiutezza, ma anche difformità.
Galleria: Angel Art Gallery, Via Fiori Chiari, 12 Milano
Tel (+39) 02.36562022 Fax (+39) 02.36562260
info@angelartgallery.it; www.angelartgallery.it
Date: 2 dicembre 2008 – 14 febbraio 2009
Inaugurazione martedi 2 dicembre ore 18.00
Orari martedì – sabato 10.00/13.00 – 15.00/19.00
domenica 15.00/19.00
Artisti Ana Bagayan # Nicoz Balboa # Massimo Caccia # Vanni Cuoghi # Marcel Dzama # Greg Gossel #Alex Gross # Kukula # Fulvia Mendini # Takashi Murakami # Aya Takano # Giuseppe Veneziano # XNO
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