Il mercato fotovoltaico è in grande crescita…
... quali le reali opportunità per il made in Italy?
di Davide Chiaroni e Federico Frattini
Il valore del mercato italiano del fotovoltaico nel 2008 sarà pari a poco più di 1 miliardo di € (cfr Il business dell’energia solare), quasi equamente suddiviso fra le installazioni residenziali (395 milioni di euro, corrispondenti a circa 62 MW di potenza installati), quelle industriali e commerciali (345 milioni di euro per circa 56 MW) – ove prevale la componente di autoconsumo dell’energia prodotta – e la realizzazione di vere e proprie centrali elettriche (330 milioni di euro in oltre 80 impianti, per un totale di circa 52 MW). I tassi di crescita attesi per il futuro, nonostante il periodo di crisi economica globale e gli effetti restrittivi del credit crunch, rimangono comunque stabilmente a due cifre, almeno per i prossimi cinque anni. Questo rende il nostro mercato estremamente interessante, non solo per gli operatori italiani, ma anche per quelli stranieri attualmente in cerca di un nuovo Eldorado, dopo che la Germania prima e la Spagna poi – una volta raggiunti nel 2007 valori di potenza installata rispettivamente pari a 3.862 MW e 576 MW, ovvero 64 e 10 volte quelli raggiunti in Italia alla fine del 2007 – hanno avviato un graduale ma inesorabile processo di riduzione degli incentivi pubblici all’installazione.
Appare quindi lecito porsi una domanda: quanta parte del valore del mercato italiano rimane effettivamente in Italia, andando a remunerare direttamente gli investimenti fatti dalle nostre imprese e, indirettamente (attraverso l’imposizione fiscale e la creazione di posti di lavoro), i soldi pubblici messi a disposizione sotto forma di incentivi (16 milioni di euro nel 2008 erogati attraverso il meccanismo del Conto Energia)?
Per poter rispondere a questa domanda è necessario ricostruire a ritroso la filiera industriale che, dall’installazione del prodotto finito, passa dalla catena distributiva specializzata di materiali e componenti, risale alla realizzazione dei moduli e ancor prima delle celle fotovoltaiche che li costituiscono, sino alla produzione della materia prima per eccellenza, ovvero del silicio di grado solare. Ciascuna fase della filiera, e quindi ciascuno degli operatori che vi opera, si appropria – sotto forma di margine industriale – di una fetta del valore creato dal mercato che è tanto più significativa quanto più si risale vero le fasi iniziali. Secondo i dati dell’indagine dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano (www.energystrategy.it), infatti, la marginalità media degli installatori è pari al 20%, per scendere poi al 7% dei distributori, e risalire gradualmente al 20% dei produttori di celle e moduli, sino ad oltre il 50% di chi produce e vende silicio di grado solare. Anche il peso del made in Italy varia significativamente da fase a fase. Il 74% degli installatori e dei distributori è italiano (ed il restante 26% di questa fase della filiera è controllato da operatori stranieri, ma con una filiale commerciale in Italia). La percentuale di operatori originari del nostro Paese che serve il mercato italiano scende tuttavia al 38% se si passa alle fasi di realizzazione di celle e moduli, per ridursi ad un limitatissimo 2% se si prende in considerazione la produzione di silicio. La mancanza di operatori italiani lascia qui sempre maggior spazio all’import puro (pari al 40% per celle e moduli e al 98% nel silicio), ovvero neppure supportato dalla presenza di una sede di un qualche rilievo nel nostro Paese.
La situazione che emerge da questi dati consente più di una riflessione. Innanzitutto appare evidente come le imprese italiane si approprino della lion’s share nelle fasi “a valle” (distribuzione e installazione) ove il contatto diretto con il cliente finale, sia esso residenziale o industriale, e la capillarità della presenza territoriale giocano un ruolo chiave e dove più difficile appare – anche per il futuro – che gli operatori stranieri senza una sede in Italia possano costruirsi un differenziale competitivo. E’ la conseguenza più immediata (ed ovviamente positiva) del meccanismo di incentivazione del Conto Energia che, stimolando il cliente finale ad adottare la tecnologia fotovoltaica, “trascina” le fasi più prossime della filiera convogliandovi quello spirito imprenditoriale che è indubbiamente uno dei punti di forza del nostro Paese.
Con altrettanta evidenza, tuttavia, il made in Italy appare più in difficoltà mano a mano che si risale lungo la filiera – verso le fasi a marginalità maggiore – ove la presenza delle nostre imprese si fa sempre più rada. In questi stadi, infatti, assume da un lato un ruolo rilevante la componente di innovazione tecnologica, con la conseguente criticità delle attività di ricerca e sviluppo, e, dall’altro lato, sono necessari ingenti investimenti in asset materiali (circa 250 milioni di euro per installare un impianto di produzione di silicio con una capacità di 5.000 tonnellate, equivalente che equivalgono a circa 600 MW di potenza fotovoltaica). Su questi ultimi aspetti l’effetto del Conto Energia è decisamente minore, se non completamente assente, mentre molto più significativi sono ad esempio i differenziali di scala che consentono agli operatori stranieri (ed in particolare ai big del mercato a livello mondiale) di controllare – e quindi di appropriarsi di una quota rilevante del valore – del mercato italiano.
Quali le possibili strade per rafforzare il ruolo del made in Italy e quindi le ricadute positive della crescita del mercato fotovoltaico nel nostro Paese? Se ne possono identificare almeno tre, da percorrere tutte contemporaneamente per rafforzarne l’effetto di sistema. La prima, di natura politica, riguarda l’introduzione – a fianco del Conto Energia – di meccanismi di politica industriale che incentivino direttamente o indirettamente (ad esempio attraverso sgravi fiscali) la ricerca e gli investimenti produttivi nelle fasi più a monte della filiera. In questo senso, orientare gli sforzi di ricerca e sviluppo verso le tecnologie più innovative e promettenti (quali i film sottili a basso contenuto di silicio o silicon-free), rispetto al tradizionale silicio cristallino, dove le imprese italiane hanno accumulato un certo ritardo tecnologico nei confronti dei principali player internazionali, sembra essere l’alternativa migliore da praticare. La seconda, che ha come protagoniste le imprese, ma con un’ottica di breve periodo, richiede uno sforzo nell’incrementare la capacità produttiva (per i moduli già passata da 70 a 375 MW dal 2007 al 2008) al fine di non lasciarsi sfuggire le opportunità di crescita del mercato italiano e dei più promettenti paesi europei nei prossimi 4-5 anni, tra cui Grecia, Francia e Romania. La terza, al relativa sempre alle imprese, ma con un orizzonte temporale più lungo, riguarda la traiettoria tecnologica da abbracciare per il futuro. Vista, infatti, l’impossibilità di competere con i big del silicio, sarebbe opportuno concentrare gli sforzi sul film sottile, alternativa tecnologica emergente che quasi tutti gli analisti riconoscono come destinata a dominare il mercato a partire dai prossimi dieci anni, e rispetto alla quale – partendo ora – sarebbe possibile costruire una posizione di forza quale quella che ha fatto della norvegese REC o della tedesca Q-cells un punto di riferimento nel fotovoltaico dell’era del silicio.
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il più grande scienziato del millennio
francesco garrotto nato a
villa san giovanni l' 8 - 4 - 62 ha fatto la
sensazionale scoperta di rendere un pannello
fotovoltaico dieci volte più efficente riducendone
i costi di uno zero quindi un kwatt di energia prodotta
da questi pannelli avrebbe un costo minore del carbone
evitando così le pericolose emissioni che procurano
inevitabili catastrofi planetarie ed il pericolo della
estinzione dell'uomo su questo Pianeta .
i suoi studi sono andati sul processo fotosintetico
della pianta capendone il mecca
nismo di superconduttività ,
infatti gli elettroni dello spettro solare quando arrivano
in una foglia in maniera disordinata vanno ad allinearsi
dentro gli stomi per poi in seguito trasformarsi in energia organica
- come rendere un pannello superconduttivo ?
sopra la piastra del pannello fissare ermeticamente un doppio
vetro e dentro il doppio vetro far circolare un gas a zero gradi
gli elettroni si alliniano ed arrivano sul pannello allineati e
pronti per essere catturati col risultato di ottenere una produzione
di kw ad un costo minore di tutte le altre tecnologie .
ma un doppio vetro aumenta la quantità di kwatt del pannello
ma non basta sfruttando il pensiero di archimede cioè concentrando
gli elettroni potremmo azzerare il costo della superfice del pannello ...
Scritto da: garrotto | 02/19/2009 a 04:42