Second Life e la questione dei numeri
In un Palazzo dei Congressi dell'Eur fedelmente riprodotto in Second Life, noi delle Aziende In-Visibili (ovvero Diomira Cennamo alias Eutropia Carter - avatar con i capelli castani in basso a sinistra nella foto - e Marco Minghetti alias Hamlet Queler - vicino a lei in una sportiva canottiera bianca) abbiamo partecipato martedì sera a un incontro di riflessione sugli ultimi attacchi sferrati dalla stampa italiana contro Second Life.
All'appuntamento virtuale, svoltosi nella land di Experience Italy, erano presenti per lo più personaggi del mondo del marketing e della comunicazione, convocati dagli organizzatori di "PiùBlog", costola virtuale - sotto forma di blog e di land 3D - della Fiera "Più Libri più liberi" in programma a dicembre a Roma.
Durante la serata, oltre a essere stato citato il dibattito che ha preso piede sul nostro blog nelle scorse settimane, è anche stato trasmesso un messaggio audio di Bruno Ruffilli, il giornalista della Stampa che aveva scritto l'articolo detrattore, innescando la reazione a catena del popolo del web 2.0 e 3.0. "Ho un avatar - che non userò più - da molto prima di molti dei presenti. Come molti, anch'io ho creduto entusiasticamente in SL, ma ora ne sono deluso". Non che volesse attaccare il metaverso dei Linden in toto: "la mia era una critica verso alcuni aspetti di Second Life, non di tutti".
Successivamente a questa correzione di tiro più o meno messo a segno, si sono discusse le motivazioni del distacco da Second Life da parte della stampa ma prima di tutto delle aziende, che sembrano non disposte a fare investimenti sostanziosi in Second Life. Il motivo? Mancano i numeri. SL appare al visitatore estemporaneo come una landa deserta (gli effetti sonori, devo dire, aiutano questa percezione) e gli utenti effettivi sono troppo pochi per assurgere al ruolo di "target" di qualche brand.
Il dibattito metteva poi in campo i possibili deficit di questo strumento, tra cui l'innegabile difficoltà di utilizzo di un mezzo che dimostrerebbe invece delle potenzialità elevate nel campo della didattica, dell'entertainment e non solo. Io aggiungerei il limite delle presenze per cui, oltre qualche centinaio di persone, il sistema non permette di teletrasportarsi nella land che - letteralmente - si intasa. Un limite certamente stringente, che un normale sito internet non ha (almeno non a questi livelli). E' poi anche piuttosto difficile muoversi all'interno del mondo virtuale: non esiste probabilmente un idoneo supporto sia hardware che software.
Sicuramente Second Life ha amplissimi margini di miglioramento tecnico. E forse l'aspetto che limita più fortemente Second Life oggi è quello tecnico.
Inoltre, lasciatemi questa nota politica, non bisogna trascurare il fatto che in Italia la banda larga non fornisce tutte le regioni: anche la provincia lombarda (e non parliamo del resto, quindi) presenta zone in cui l'infrastruttura via cavo consente la navigazione esclusivamente in 56k, una velocità di trasmissione che consente soltanto di iscriversi a Second Life, ma non consente neppure l'accesso ad altri contenuti multimediali (i video su YouTube ve li scordate). Situazione che non può che aggravare e favorire il digital divide.
Chiusa questa parentesi italiana, c'è da dire che la sperimentazione ingegneristica sta invece andando molto avanti. Si pensi ad esempio al progetto di collaudo di un sistema tecnologico in un ospedale, che permetterà di non interrompere l'attività dello stesso nella realtà. Si pensi poi alla Intranet virtuale che IBM sta sperimentando in maniera massiva. E si vedano ancora gli sforzi di Mitch Kapor e del progetto "Hands Free", con cui si dovrebbe mettere a punto un meccanismo di interazione con il proprio avatar molto più immediato. Mi fermo qui con gli esempi, che non si esauriscono di certo in questi.
La conclusione attuale è che probabilmente, nell'attesa che Second Life - o chi per esso - raggiunga un maggior livello di usabilità, sarebbe meglio concentrarsi più che sulla quantità sulla qualità. E sperimentare sperimentare sperimentare. E poi evitare che Second Life sia una replica di modalità di comunicazione già esistenti. Ad esempio, un evento in SL può davvero funzionare, ovvero funzionare con le stesse dinamiche del mondo reale?. E ancora, replicare in 3D una pagina web potrebbe non interessare molto, se i contenuti restano gli stessi. Così come un'azienda è ovviamente più disponibile a pianificare un banner su un sito internet che in SL (visto lo scarso traffico).
Di fronte a un progetto valido dal punto di vista dei contenuti, anche le aziende e le organizzazioni si mostreranno verosimilmente attente. Deve però esserci dentro un effettivo valore aggiunto per muovere un investimento così coraggioso. Domani chissà, magari sarà tutto più facile...Ma oggi sembra essere proprio una questione di idee.
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Vorrei aggiungere due cose alla nota di Diomira. La prima, forse pleonastica, ma che non è emersa nel dibattito: Second Life NON E' la First Life. Che SL in molti luoghi ed in certi orari sia deserta mi sembra ovvio. Io almeno vado in SL a fare cose specifiche in un tempo determinato: assisto ad un dibattito, vedo una mostra d'arte, una sfilata, eccetera. Finito il task me ne torno alla mia vita: lavoro, spesa, bambini da prendere a scuola. Lavoro, spesa, bimbi reali e non virtuali. E se sono qui nella First Life per la stragrande maggioanza del tempo, a lavorare, fare la spesa, accudire ai bimbi e persino talora spassarmela un po', non posso essere là nella Second (appunto) life. Perchè stupirsi?
Ma non solo SL non può assorbire interamente la vita reale di una persona: oggi come oggi non può neppure essere considerata come l'unico mezzo di comunicazione via Internet. E' solo uno dei pezzi del sistema di comunicazione personale di un individuo evoluto e neppure il più importante. Prima vengono le mail, poi Google, poi i blog, Facebook, Skype.... La cosa essenziale ,come dice giustamente Diomira, è che chi opera in SL sappia attrarre le persone con contenuti innovativi ed originali, che esaltino le peculiarità del mezzo (possibilmente rendendolo più user friendly di quanto oggi sia) e non siano una mera riproduzione di modalità comunicazionali e relazionali già esistenti nella First life o in Rete. Poi forse domani o dopodomani SL sostituirà Google e tutto in Rete avverrà in3D...può darsi ed è bene credere in questa possibile evoluzione. Ma per realizzarla e far sì che domani il popolo della rete voli tutto nei cieli di SL bisogna essere molto concreti e tenere bene i piedi per terra. Qui, nella vita reale.
Scritto da: Marco Minghetti | 10/02/2008 at 20:42