L’identità: (solo per i Ginko biloba?)
di Renata Borgato
Osservare la natura suggerisce considerazioni interessanti. Non solo agli ecologisti. Ora, per esempio, gli alberi si stanno preparando alla loro danza autunnale. Qualche giorno di colore e poi ci sarà un tappeto bruno di foglie a terra.
Leggiucchiando in giro ho imparato che gli alberi che perdono le foglie appartengono al gruppo più perfezionato di vegetali oggi esistenti, le angiosperme, la specie di alberi più antica a essere oggi ancora rappresentata in natura .
Per le meraviglie del gruppo rimando ad altre, specifiche letture.
Ma mi fermo su una considerazione. Ci si potrebbe aspettare che, al colmo dell’evoluzione, la natura arricchisse le proprie creature, non le costringesse a spogliarsi, a lasciare a terra i propri elementi più vistosi.
E invece – ecco l’insegnamento duro, ma prezioso – nell’evoluzione si possono aggiungere nuovi elementi, ma è soprattutto necessario semplificare le strutture già esistenti, renderle più agilmente funzionali. Sottrarre, non solo, continuamente aggiungere.
Ciò nel mondo delle piante implica la caduta delle foglie. E il loro successivo rinnovamento.
Persino le specie sempreverdi cambiano le foglie per assicurare il ricambio indispensabile alla pianta: l’abete rosso ogni 4 – 6 anni, l’edera ogni 2. Persino l’orgoglioso alloro, ogni 6. Tempi non troppo lunghi, come si vede.
Le piante ci insegnano che non si può barare, che non si possono riciclare le vecchie foglie spacciandole per nuove. Se no non si sopravvive.
Tutto semplice, allora? No: tutto molto più complicato.
Il cambio delle foglie è sì indispensabile alla sopravvivenza delle piante, ma bisogna anche ricordare che le foglie che crescono sulle Angiosperme sono ancora e sempre foglie di Angiosperme, uguali eppure completamente diverse, nuove eppure antiche.
Hanno la capacità di riprodurre i propri caratteri distintivi – e solo quelli – che dal Giurassico medio (dal 176 a 160 milioni di anni fa) permettono di identificarle senza ombra di dubbio.
La loro reale forza si traduce nell’elevata capacità di trasmettere i caratteri essenziali e al contempo di adattarsi al cambiamento.
Le foglie di oggi resistono a condizioni ambientali che un tempo le avrebbero fatte accartocciare.
Per attraversare le ere geologiche – e le temperie dei nostri tempi – è inevitabile farsi attraversare fino in fondo dal cambiamento.
Eppure lo studioso che osserva un fossile di angiosperma è consapevole che il Ginko Biloba che alligna nel parco dietro casa sua conserva in sé tutto quanto di veramente essenziale era già contenuto nel reperto che egli , con emozione, ha il privilegio di tenere tra le mani.
Due insegnamenti preziosi, che i partiti di centro e di sinistra potrebbero riconoscere e che, se compresi, forse li aiuterebbero a rimontare la china.
Non occorre dire di più: come formatrice io so che le metafore non devono mai essere spiegate. Perché non ce n’è bisogno.
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