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Riti digitali e maschere analogiche: l’avatar e l’inconscio elettrico.

2. Per questo il linguaggio elettrico nelle meta-narrazioni usa metafore indirette.

Per spiegare i segni in cui è stato Deckard ha bisogno di un’altra realtà e non di un altro segno nell’ambito della stessa realtà. La metafora non può essere più la resa poetica della linearità analogico-razionale, non più. La metafora è il residuo emozionale dell’oggetto visitato, è l’aura, la sua sensazione. La traccia dei luoghi è un altro luogo e la metafora indiretta trascende il corpo della parola verso la molteplicità dei suoi significanti. La parola è liquida. La sua forma è anche non-verbale. Non fa vedere cose ma figure di cose che significano altre cose (pag. 50). La sua de-formazione in-formante è in-magine ologrammatica.

1. L’in-magine ologrammatica ri-pete differenziando e si differenzia in ogni ripetizione:

non rappresenta manufatti analogici e non ricopia dimensioni cartacee, ma produce e predice. L’in-magine è processo di corpi-virtuali o di avatar dalle movenze organiche. L’in-magine non raddoppia alcunché né protesizza aumentando la realtà analogica; fa di più perché si in-limita nell’essere-vedere, mutata secondo quello che vuole l’occhio del flusso desiderante dei descrittori mutanti, il cui corpo-mente è stato rivestito da un flusso digitale…

(continua)