"Venezia mon amour"

Mi rendo conto di uscire un pò dal mio usuale ambito di scrittura, ma, visto il recente rientro dalle ormai tristemente passate vacanze, mi permetto di riportare su queste pagine una recensione di "prima mano", anche se forse un pò rudimentale.
Spero che mi si perdonerà la scarsa competenza; d'altra parte non credo che il film in questione passerà in molte sale, quindi poco è il danno. Mi è sembrato bello proporre qui questo film perchè, a mio parere, bene si inserisce nel discorso della narrazione, della mutazione, della realtà che si trasfigura nel molteplice. Basta preamboli.
SHIRIN, di Abbas Kiarostami
Di questo film avevo sentito peste e corna. Avevo sentito dire che era un esercizio di stile, che era lento e noioso al limite della sopportabilità... Anche in sala gli spettatori, pur educati al cinema d'autore della mostra, non sono stati molto più clementi: numerose fughe a metà spettacolo, scarsi applausi alla fine.
E invece a me è piaciuto. Potrei anche finire qui la recensione, ma vedrò di dare una "motivazione al mio giudizio" come diceva la mia prof di letteratura delle medie quando consegnavo le recensioni dei libri di lettura. Il film è una carrellata di volti di donne in una sala cinematografica. Le donne assistono alla rappresentazione del poema persiano "Khosrow e Shirin", scritto nel XII secolo da Nezami Ganjevi. Il film dura un'ora e quaranta. "Orrore" si sarebbe tentati di dire e invece no. Fila via come l'olio. Il racconto si dipana come narrato da un antico cantastorie facendo riscoprire allo spettatore il piacere della pura narrazione. Non si vede nulla di quanto è narrato, lo si immagina e si costruisce anche dalle sensazioni che traspaiono sui volti delle donne riprese. Si può quasi dire che ogni spettatore si costruisca un suo film, una sua proiezione mentale, che può seguire nel buio della sala. Un tuffo nel passato, nelle storie narrate a voce alta, che mescola emozioni che, credo, tutti noi abbiamo dentro da quando ci veniva raccontata la fiaba della buona notte. Insomma, a me è piaciuto. Non sarà il film dell'anno, ma se a qualcuno capitasse l'occasione (dubito) di andarlo a vedere faccia un tentativo senza farsi condizionare da critici che, probabilmente, mi si perdoni la malafede, saranno usciti dalla sala dopo i primi 15 minuti.
Scritto dalla personalità mutante di Caterina Bonetti
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