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09/02/2008

Tutela del consumatore: l’orinatoio di Duchamp è un cesso

Duchamp_orinatoio Euristica ed ermeneutica della figura II, di Piero Trupia

La cultura intimidisce la gente comune che, invece di domandare, si fa vincere dal timore reverenziale. È l’obiettivo degli intimidatori, raggiunto con l’istituzionalizzazione della proposta, va da sé con la complicità della critica. Esposizione in un’importante mostra, accoglimento in un museo, copertura dei media e il gioco è fatto.

L’orinatoio di Duchamp – Fontana, il titolo dell’artista, 1917 – si trova al Centro Pompidou, alla Tate Gallery, al museo di Philadelfia. Sono repliche perfette di un originale andato perduto.

Al suo apparire, il solito (provocato) vespaio di benpensanti scandalizzati e modernisti favorevoli. I critici dicono ancora oggi che la decontestualizzazione rende l’oggetto artistico. L’immondizia sulle strade invece che nelle discariche: che peccato averla tolta! Non è solo una battuta. L’immondizia è realmente arte nelle ultime pagine di Morte a Venezia. Non decontestualizzata, ma ricontestualizzata in una storia, quindi semantema in un progetto semantico. Idem per la maretta montaliana in quel verso degli Ossi “Tra gli scogli parlotta la maretta”.

Il cosiddetto ready-made o “prelievo” o “gesto” che ingombra l’arte contemporanea – si veda

la Quadriennale

di Roma in corso – documenterebbe l’incapacità del linguaggio di parlare di altro se non di se stesso. Un’idea bislacca, inaugurata su un De Saussure postumo e celebrata da fior di maîtres à penser, da Lacan a Eco. Altri dicono, una provocazione. Si, come quella dei bambini che dicono le parolacce senza neanche coglierne il senso.

Resta il fatto che oggi nessun visitatore della Tate si esime da un omaggio al “prelievo” duchampiano. Mi permetto un avvertimento. Vincete il timore reverenziale: quell’orinatoio, ancorché rovesciato, lo trovate in qualsiasi toilette. Non è un’opera d’arte, è un cesso.

Una domanda provocatoria: perché rovesciato? Risposta: perché rovesciato è più elegante. E qui il “gesto”tradisce il fine e smaschera l’intenzione. L’eleganza, senza la quale non ci sarebbe niente di elegante, è un’astrazione, un’idea pura, un’essenza platonica esterna al linguaggio – trascendente – ma che il linguaggio sa richiamare e rendere presente anche negli oggetti più triti, purché sapientemente adombrati e semanticamente ricontestualizzati. Questo fa un artista.

Sono d’accordo che quell’orinatoio ha una bella linea, ma, nel suo essere un sanitario, è un oggetto funzionale esteticamente disegnato. Un oggetto di design che incorpora bellezza ma che ordinariamente, non la crea. Estetica e non arte. La differenza tra Madonna e Monna Lisa.

Euristica ed ermeneutica della figura I

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Commenti

marco

Beh... è messo in orizzonatale perchè tutti gli orinatoi che solitamente troviamo nei locali pubblici hanno una parete orizzontale( fissaggi e scarichi). Ora se vogliamo dire che metterlo in orizzontale sia un fattore di eleganza....diciamolo pure, ma in realtà è un altro cosa. Inoltre un cesso è un cesso, un orinatoio, o urinale ( che forse è meglio), è un altro prodotto con un'altra funzione altrettanto nobile.(http://it.wikipedia.org/wiki/Orinatoio)

diego terna

salve Marco.
C'è un'altra importante ragione che ha visto nascere l'orinatoio di Duchamp come opera d'arte.
E' la critica al sistema museale: Duchamp sfida il museo, il suo curatore, a definire il campo di ciò che è arte e ciò che non è: basta essere esposto in un museo per trasformarsi in opera d'arte?
Questa è una domanda fondamentale.
Grazie.

diego terna

ps1
non paragonerei la spazzatura di napoli all'orinatoio. capisco il paradosso. ma l'immondizia per strada è una questione di civiltà e di mancanza di cultura (mentre l'orinatoio è un forte esempio di cultura, che piaccia o meno)
ps2
è vero che dopo duchamp il limite fra ciò che arte e ciò che non è si è fatto sempre più labile. e le persone hanno abusato della situazione (arrivando a definirsi artisti, come per esempio la pausini...)
ps3
di sicuro un'opera d'arte non deve essere "bella", per essere tale.
deve far pensare, e basta.

Piero Trupia

A Marco, a rigore non è un cesso se non in senso lato. Hai ragione. Ma, sempre a rigore, non è un urinale che è portabile;è un orinatoio.
Quanto alla...postura, essa non è orizzontale. E' rovesciata. Se si utilizzasse l'impianto in questa disposizione , ci sarebbe trabocco e non drenaggio.
L'artista che Duchamp era è riapparso prepotentemente, attingendo a un archetipo della bellezza classica: in basso, alla base, il largo, in alto lo stretto e all'interno, sulla parete verticale, triangolo in basso, e segmento, in alto, dei fori dello scarico. Una composizione, tra esterno e interno, che configura una spinta verso l'alto con l'aggiunta, volendo, delle connotazioni simboliche del caso. Questa è, peraltro, la ragione del successo nell'iconografia classica prima dello stupa e poi della piramide e del cono.

Piero Trupia

A Diego:
Tzvetan Todorov, che stimo, ha affermato che la collocazione crea l'artisticità, credo con automatico trasferimento dell'aura benjaminiana, alla quale non credo. L'istituzionalizzazione tramite collocazione è una truffa come il dentifricio venduto in farmacia con maggiorazione del 30%.
L'immondizia di Napoli non era bella e non lo è quella che è rimasta che non è poca. Ma l'immondizia in generale può essere bella come qualsiasi cosa. Ho citato Morte a Venezia.
Circa la civiltà, sono d'accordo; ma civiltà è anche non gabbare la gente, approfittando di una qualche autorità costituita come quella della critica.
Sono anche d'accordo che bellezza non è sinonimo di arte. Nessuna crocifissione è è "bella". L'opera deve certamente far pensare, ma l'enigmisica non c'entra.
L'arte apre una finestra verso un mondo, verso una verità e verso una bellezza. Ne parla Platone.

Angela Ales Bello

Vorrei inserimi nella discussione dicendo che finalmente Piero Trupia ha detto che il re era nudo! Vorrei anche riflettere sulla differenza fra originalità e verità nell'opera d'arte. Originale è una visione prospettica di ciò che è vero (bello o brutto), ma sempre nel tentativo di comunicare il valore di tale lettura prospettica, non messo in evidenza da altri, che possono beneficiare di tale operazione. Si tratta di indicare in modo personale ciò che può valere universalemente. Credo che originalità non significhi capriccio o provocazione. La difficoltà sta nel distinguere questi diversi atteggiamenti e ciò richiede grande attenzione: un'analisi degli atteggiamnti come "fenomeni" che debbono essere colti nelle loro specificità.

Leonardo Terzo

Prima considerazione:

Che coraggio! Che eroe!!


Seconda considerazione:

Se viene fuori che era una provocazione, mi faccio querelare!


Terza considerazione:

Come diceva Petrolini; "Io nun cell'ò co te, cell'ò cor consumatore che sse fa difenne da te."


Quarta considerazione:

So' 'n consumatore, ma nun so' così ottuso! Lo vedo pur'io ch'è un cesso! Com' a sedia de Van Gogh è na sedia!

Piero Trupia

A Leonardo Terzo:
Grazie della sincerità.
L'aneddoto petroliniano lo so diverso e da fonte attendibile, mio padre che era presente. A un ragazzotto del logione che disturbava:"Io nun ce l'ho co tte che sei come sei. Ce l'ho co quello che te sta accanto che nun t'ha ancora buttato de sotto!"
Io e te sappiamo che quell'orinatoio è quello che è e nient'altro e non lo pagheremo più di quello che costa al negozio dei sanitari (se funzionante). Il problema è la critica, il sistema museale, i professori di estetica che accreditano le boiate o perchè ci credono, o per tenere su il circo o perchè cointeressati. Ne segue che la gente ci casca e si compra all'asta TV per 50.000 € una tela malamente imbrattata - più è imbrattata più è artistica - e t'invita pure a casa a vederla.
Sulla sedia di Van Gogh non sono d'accordo. prima perchè è ricontestualizzata (v. la camera di Van Gogh a Arles, 1889, Museè d'Orsay) dove è in rapporto con gli altri poveri oggetti ed è trasfigurata, come il resto, in luce solare. Idem per la sedia isolata della Tate Gallery (1888) che è in relazione con la pipa e un cartoccio di tabacco. In entrambi i casi ciò che è rappresentato non è una sedia, ma un mondo vitale.

Piero Trupia

Ad Angela Ales Bello:
Grazie per innalzare il livello, spingendo a rimeditare e a verificare sui testi.
Capriccio e provocazione lasciamoli ai bambini in fase di costituzione dell'autonomia personale e identitaria, mentre quei bambini cresciuti che erano i goliardi sono scomparsi. Dada e futurismo furono pura goliardia: integralmemte il primo, parzialmente il secondo.
La visione prospettica del vero a partire dalle cose, o meglio della loro presenza in una coscienza, è una via fruttuosa. Credo si possa ricondurre alla metessi platonica che mette necessariamente in rapporto le cose del mondo sensibile e le "idee" (trascendenti) di cui partecipano ove se ne voglia afferrare il significato. Sono andato a cercare nel Fedone: "Se fuori del Bello in sé esiste qualche cosa bella, questa non è bella se non perché partecipa di quel Bello".


marcel

questa è la dimostrazione lampante di come una persona che vuol dimostrare di essere superiore con una dialettica del cavolo, non riesca minimamente a percepire il senso dell'arte moderna ( qual'è l'opera di duchamp) . Primo non è un'opera d'arte contemporanea. secondo era una provocazione e bisogna riconoscere che il buon duchamp ha colpito nel segno....dato che ancora oggi diversi esseri superiori a noi comuni mortali parlano non poco della sua opera.

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