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...a Le Aziende InVisibili , 25 (Il fondamento letterario)
Le Aziende In-Visibili si pone, sotto il profilo della teoria letteraria, nell’ambito di quella “letteratura potenziale”, diretta discendente della Patafisica di Jarry, di cui Calvino fu, come è noto, un attivo aderente. Da una delle numerose sottocommissioni del Collegio di Patafisica, fondato da Queneau e altri nel 1948, infatti, deriva il Laboratorio di Letteratura Potenziale (Ou Li Po, Ouvroir de Littérature Potentielle).
Storie di mala amministrazione ufficializzata al Sud
Come si assegna un incarico da Responsabile dell'Ufficio Stampa del Comune di un piccolo centro di 7000 anime nel Cilento? Ad Altavilla Silentina (in provincia di Salerno) non vanno troppo per il sottile.
Sei laureato allo IULM? Non basta. Un master alla Bocconi? Non serve. Stage all'estero più esperienza di lavoro decennale presso la Pubblica Amministrazione? Non è un titolo.
L'unico criterio per l'affidamento dell'incarico – si legge nel Bando ufficiale pubblicato nella bacheca comunale e sul sito Internet istituzionale del Comune (www.comune.altavillasilentina.sa.it ), su cui tra l'altro non è più reperibile, - "è l'affidamento fiduciario".
All'articolo 5 (relativo ai Criteri per il conferimento degli incarichi) si legge infatti che, a seguito di tale disposizione, per l'incarico in questione
"non è posta in essere alcuna procedura concorsuale o paraconcorsuale, non sono previste graduatorie, attribuzione di punteggi o altre classificazioni di merito, nemmeno con riferimento all'ampiezza, frequenza e numero degli incarichi già svolti dai concorrenti (circostanze che non costituiscono titolo di preferenza) o all'esperienza maturata".
Per concludere poi con un capolavoro di beffardaggine istituzionale che recita così:
"il curriculum professionale, così come gli altri elementi integranti la domanda, hanno il solo scopo di manifestare la disponibilità all'assunzione dell'incarico, il possesso delle condizioni richieste e la conoscibilità dei soggetti interessati".
A ciò vanno poi aggiunti i tempi ristrettissimi di pubblicizzazione del Bando, pubblicato il 9 luglio 2008 e scaduto il 19 luglio 2008: soli 10 giorni.
Uno dei due (!) partecipanti al concorso nonché giornalista di esperienza pluridecennale (ovviamente scartato) ci ha scritto tutto il suo rammarico di "whatchdog of democracy" che deve assistere impotente a simili episodi di calpestìo dei diritti civili da parte di chi sarebbe invece deputato a garantirli ai propri concittadini ed elettori. Poco importa se sotto tutele legali o istituzionali.
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di Piero Trupia.
Dopo Ligabue, era mia intenzione presentare, questa settimana, la ritrattistica di Francis Bacon (1909-1992), entrambi in mostra al Palazzo Reale di Milano fino al 29 agosto.
Ho visitato Ligabue due volte e Bacon tre prima di decidere di parlane. Bacon è spiazzante ancor più di Ligabue. Se non ci si vuol fermare all’impatto – fortissimo – se si vuol “leggere” l’opera, occorre studiarne a fondo la semiotica e passare da essa alla semantica.
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Open Sim sembra molto simile alla Second Life dei Linden Lab. Ma gli sviluppatori principali di OpenSim vedono un futuro in cui il loro software sarà una piattaforma generica per software 3D, auspicabilmente interoperabile con il mondo di Second Life ma non necessariamente ad esso somigliante.
Al Metaverse Meetup di New York lo scorso mercoledì 23 luglio, due dei maggiori programmatori di OpenSim – David Levine di IBM (nella foto al centro) e Adam Frisby di DeepThink (alla sinistra) – hanno prospettato un percorso che pare divergere sempre di più da Second Life.
Levine, dipendente IBM, conosciuto in Second Life come Zha Ewry, ha contribuito a coordinare il primo teleport (o teletrasporto) da Second Life a Open Sim. Frisky, categorico nell’affermare l’assenza di capi formali di OpenSim (coerente con la filosofia decentralizzata e open source del progetto), si è rivelato negli ultimi anni uno dei più importanti sviluppatori del progetto. Il programmatore australiano è spesso in giro per il mondo a promuovere OpenSim a incontri e conferenze.
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Marco Dotti (1974) è saggista, redattore, giornalista,traduttore e consulente, per la letteratura francofona, di Stampa Alternativa.
Dopo aver letto in anteprima il romanzo Le Aziende Invisibili ha risposto a qualche nostra domanda...
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Conversazione con Mario Gerosa, di Diomira Cennamo
Sarei curiosa di sapere cosa fa Mario Gerosa in Second Life. “Studia, ma non solo. Sono delegato europeo per Edward Castronova (tra i più autorevoli esperti di comunità online, che ha lanciato un progetto di spedizioni per monitorare i mondi virtuali, denominato “Kuurian Expeditions”, ndr.), gestisco un’agenzia di viaggi da me fondata, la “Synthravels”, e sto attualmente curando i contatti con gli artisti per la mostra “Rinascimento Virtuale. L’Arte in Second Life e nei Virtual Words” (in programma al Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze dal 21 ottobre al 7 gennaio prossimi). Ho anche partecipato al concorso internazionale della Osram “The Million Linden Dollars Idea”, che ha premiato lo scorso marzo con un milione di L$ le migliori idee sulla illuminazione virtuale”. E che, incidentalmente, ha vinto insieme al suo staff.
a cura di Cristina Marelli
La poesia è un prodotto fuori mercato. I poeti continuano ad essere più numerosi dei lettori. In realtà la poesia è un genere fuori mercato da secoli: da Petrarca a Montale, il poeta deve sempre avere un primo lavoro per mantenersi, e fa il poeta nei ritagli di tempo.
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...a Le Aziende InVisibili , 24 (I protagonisti, parte seconda)
Vi è una terza ragione che ha portato a scegliere Rick Deckard come riferimento letterario. Per tutto il Medioevo l’esplorazione del mondo e di nuove frontiere della conoscenza era affidata metaforicamente al cavaliere errante, al cercatore del Sacro Graal. All’inizio dell’età moderna, il Don Chisciotte cervatino segna magistralmente l’esaurimento di questa figura che viene sostituita fino a buona parte dell’Ottocento da quella dell’esploratore, il cui modello è appunto Marco Polo. Ma quando ormai il mondo esterno è stato più o meno completamente mappato, non resta che rivolgerci al mondo interno delle relazioni umane e dell’anima individuale. Ecco allora sorgere l’epigono contemporaneo dei cavalieri erranti e degli esploratori: l’investigatore privato, l’ultimo esponente di una serie di “personaggi tanto poco raccomandabili quanto mitizzati in letteratura” (Stefano Tani).
(Prototipi realizzati da artisti in SecondLife per Keyo)
tramite Corporate Second Life di Stex Auer
Riprendo un post su MixedRealities.com di Roland Legrand, un giornalista ed economista belga, del 10 marzo scorso.
Il Titolo mi aveva incuriosito e un po' piccato nelle mie convinzioni, che ammetto, tendono la pregiudizio, sulla seconda vita come piattaforma capace di amplificare ogni tipo di attitudine e conseguentemente ogni possibile economia, ecc.
Inoltre sostengo la teoria della coda lunga, la necessità di guardare alle nicchie con interesse, dunque a ripensare il marketing concentrandosi su strumenti e strategie adatte a comunità ristrette e focalizzate.
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Conversazione con Mario Gerosa, di Diomira Cennamo
Ci incontriamo a poco più di una settimana dai festeggiamenti (rigorosamente online) per il quinto compleanno di Second Life, il più noto tra i mondi virtuali, sviluppato dai Linden Lab. Frank Koolhaas in Second Life mi si presenta nelle sue spoglie umane di Mario Gerosa. Che nella realtà è caporedattore di AD Architectural Digest, membro dell’Omnsh (Observatoire des Mondes Numériques en Sciences Humaines) e Docente di Multimedialità e paesaggi virtuali presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Tre libri all’attivo: Mondi virtuali (Castelvecchi 2006), Second Life (Meltemi 2007) e Rinascimento Virtuale (Meltemi 2008).
di Piero Trupia.
Il volto è oggetto topico nella rappresentazione pittorica. In esso si raggiunge il massimo dell’intensità espressiva e della densità semantica. Sentimenti, percezione, sensazione, moti dell’animo, come sicurezza o insicurezza, volontà, progettualità, rinuncia, rassegnazione e molto altro ancora. Il ritratto rappresenta, nell’istante, una vita nella sua storia e nella sua prospettiva.
Un caso di grande valore euristico e didattico nella ritrattistica è la serie di autoritratti di Antonio Laccabue, poi Ligabue (Zurigo 1899-Gualtieri 1965). Figlio di una emigrante italiana dopo che il marito si era dileguato, fu cresciuto ed educato al disegno da una famiglia adottiva svizzera. Si firmava anche Ligabün.
di Claudio Visentin.
Timbuctu è una città che quasi tutti conoscono, ma che pochi saprebbero collocare su una carta geografica (per inciso è in Mali). Qualcuno pensa addirittura che non esista. Più che una meta reale, Timbuctu è un altrove mitico e irraggiungibile: è lì che il perfido maggiordomo Edgar de “Gli Aristogatti” cerca di spedire i tre gattini rinchiusi in una cassa, finendoci invece lui. Un’immagine che si è formata nel XIX secolo, quando le società geografiche promettevano premi favolosi a chi avesse raggiunto per primo la “perla del deserto” (e fu René Caillié, nel 1828, a riuscirvi). In realtà Timbuctu era stata per secoli una ricca città commerciale, favorita dalla posizione strategica lungo il fiume Niger, sul confine tra deserto e savana: e dunque tutt’altro che alla fine del mondo, ma piuttosto al centro di un mondo. Questo affascinante gioco di specchi è raccontato nell’ultimo, riuscito libro dell’antropologo Marco Aime, frutto di un interesse di lunga data e di pazienti ricerche sul campo.
di Elisabetta Pasini
Ed eccomi al secondo evento, molto diverso dal primo di cui vi ho raccontato ma altrettanto stimolante. Enjoy!!!
Fino a qualche anno fa pensavo che Torino fosse una delle città più noiose del pianeta, in stretta competizione per il primato nel mio immaginario personale con Bruxelles e Zurigo. Poi qualche tempo fa un amico si è trasferito a Torino e ha cominciato a mandare segnali discordanti: è una città vivace, ci sono un sacco di posti nuovi, la cultura giovanile è molto effervescente, succedono molte più cose che a Milano (cosa peraltro non troppo difficile direi). Tutto questo mi incuriosiva, ma nonostante tutto mi ostinavo ancora a considerare che a Torino l’unica vera attrazione fosse il Museo Egizio.
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Noi adulti maturi (Ah! Ah!), rispetto ai giovani e ai ragazzi delle varie fasce d’età, ovviamente sappiamo più cose del passato e molte meno del presente. La stessa divaricazione si rileva rispetto agli ambiti di competenza. Io per esempio sono ignorantissimo sulla musica pop contemporanea, non so neanche più se si chiama ancora così, e questo è un problema. Lo è perché, per contropartita, ho potuto constatare che i miei studenti universitari, in molti casi, non sapevano chi erano quelli che io ritengo i nomi più noti, talvolta persino prestigiosi, della cultura mondiale del Novecento.
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di Elisabetta Pasini
Tempo d’estate, tempo di festival che impazzano dappertutto, latinoamericani, jazz, open air cinema, in una voglia di socialità e di contatto che spinge a uscire dalle case troppo strette e soffocanti nelle sere d’estate!! E dunque anche il mondo del lavoro si adegua, per una volta, ai nuovi ritmi di una socialità che incalza. Due eventi interessanti di cui vi voglio raccontare, che purtroppo si sono svolti in contemporanea costringendomi a saltare dall’uno all’altro.
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All'asilo si apprendono semplici regole, un distillato dei principi della civiltà umana,
faticosamente conquistati e testati sul campo. E molte verità unversali: un post di
Claudio Visentin.
Continua a leggere "Tutto quello che mi serve sapere l'ho imparato all'Asilo." »
...a Le Aziende InVisibili , 23 (I protagonisti)
Ne Le Aziende In-Visibili i dialoghi fra l’Imperatore Kublai Kan e l’esploratore Marco Polo delle Città Invisibili calviniane si trasformano nelle conversazioni intessute dall’Amministratore Delegato Bill H. Fordgates (che rappresenta la crisi degli innumerevoli scientific manager allevati ad una scuola che inizia con Henry Ford e arriva a Bill Gates) e il suo Direttore del Personale Sam Deckard. Il rapporto dialogico fra i due riecheggia quello fra Imprenditore e Responsabile del personale che è stato splendidamente descritto nel recente romanzo di Yehoshua intitolato appunto Il Responsabile delle Risorse Umane. Ma soprattutto si è voluto fare ironico riferimento al Rick Deckard di Blade Runner, ovvero al cacciatore di mutanti, protagonista del famoso film tratto da un romanzo di P.K. Dick, che alla fine scopre di essere lui stesso un “replicante”.
Pubblichiamo di seguito un articolo di Carmelo Vigna apparso sull'ultimo numero di PARADOXA.
Lo scorso 21 settembre venne pubblicato su Europa un manifesto con il titolo Una ragione pubblica per la bioetica. I firmatari (parte di area laica e parte di area cattolica) si rivolgevano al nascente Partito democratico, ma poi anche ad altre forze politiche. Volevano contribuire alla costruzione di un dialogo tra le due culture d'origine nelle delicate e complesse questioni legate alla vita umana. Ma non sembra che il Partito democratico si sia troppo incuriosito (non dico occupato) dell'iniziativa. La mente dei suoi esponenti era evidentemente versata in altro. È stato soprattutto il quotidiano Avvenire ad avvertire l'importanza della cosa e ha subito affidato a Francesco D'Agostino un giudizio di merito.
Continua a leggere "Sulla convenienza della “ragione pubblica” per una bioetica “democratica”." »
Con il post della settimana scorsa ho presentato un possibile modello di lettura dell’opera d’arte figurativa, meglio di un suo capitolo, quello relativo alla componente volto-mani-postura della figura umana.
La mia conoscenza dell’argomento fisiopatognomica risale all’elaborazione settecentesca di Lessing, Lichtenberg, Lavater, con qualche incursione di Herder e Goethe e il precedente di della Porta e Browne a partire da Aristotele.
Mi sono chiesto il motivo dell’abbandono di questo approccio, certamente più concreto di quello della maggioranza dei critici, il cui linguaggio è referenziale soltanto se rimangono sul terreno tecnico, storico e filologico, mentre diventa fumoso su quello interpretativo, in tutto somigliante al “sentore di spezie e di frutti di bosco” delle etichette esplicative dei vini, attribuito a qualsiasi contenuto della bottiglia, non perché tutti i vini hanno questo sentore, ma perché nessuno ce l’ha.
Il clima vacanziero estivo mi porta a parlare di cose più lievi del solito. Dedicherò dunque qualche post al concetto di open source declinato nelle più frivole maniere. Molte foto e qualche consiglio per chi al momento non passa ancora il tempo sotto l'ombrellone, ma non per questo rinuncia a qualche piccolo momento di relax.
Buoni e gustosi consigli per chi al momento resta in città e può consolarsi con qualche piatto raffinato: così avrei dovuto intitolare il post.
Oggi infatti vi porto in tavola una piattaforma interamente dedicata alla cucina: Open Source Food.
La filosofia del network è semplice: postare e condividere con gli altri utenti le proprie ricette di cucina. Gli utenti registrati hanno diritto ad una pagina personale nella quale inserire le loro ricette corredate da foto. I visitatori possono votare la ricetta, commentare e chiedere suggerimenti.
E' possibile stilare una lista di ricette preferite o utenti preferiti, creare un intero menù personalizzato, approntare modifiche alle ricette che consentono questo tipo di operazione.
Tutto è pubblicato su licenza wiki o creative commons, tutto è consultabile gratuitamente e senza necessità d'iscrizione. Ci sono inoltre utenti che dedicato interamente il loro spazio alla cucina vegetariana, celiaca, equo solidale...
Questo porta ad un ulteriore arricchimento delle possibilità di confronto con realtà differenti.
Kash Cash Mom è una bella tesi, presentata da una studentessa coreana della Domus academy, Sung Eun Kim - unniekim@hotmail.com - alla fine dello scorso anno.
Il nome e il logo del progetto ricordano, insieme: la regione indiana del Kashmir, il principale prodotto di quelle impervie e travagliate terre, la lana di cashmere, mentre mom sta per un atteggiamento protettivo e materno che questo tipo di tessuto induce. L'idea è quella di sviluppare una nuova linea di prodotti ecologicamente sostenibili che lavorino sulle capacità artigianali in loco dei kashmiri sviluppando attorno a queste produzioni locali un nuovo apparato di stile e di branding.
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...a Le Aziende InVisibili , 22 (La cornice)
Secondo Jolles, il “racconto a cornice” non è una “forma semplice”, ma piuttosto una “forma artistica”, dunque una “forma complessa”. Una “forma semplice” è una forma immediatamente riconoscibile (egli pensa al proverbio, all’enigma, al motto); anche se non cogliamo immediatamente tutto il suo contenuto particolare, siamo in grado di riconoscerla al primo sguardo. Alcune di queste, come i proverbi, vivono di un’esistenza solitaria, altre mostrano una propensione alla fusione con altre forme simili. Diversa è, invece, la forma a cornice, “dove narrazioni di tipo diverso vengono riunite secondo una modalità che non deriva dai racconti stessi:al contrario, il lettore ricava l’impressione che i racconti scaturiscano dalla cornice".
I mezzi di trasporto pubblico sono una ribalta di modo di essere, atteggiamenti, proiezioni di un grande pubblico. Non tanto nella conversazione e nelle telefonate ad alta voce ove impera quella desolante uniformità eternata da Verdone in Un sacco bello: ‘ndo state? Che fate? ‘ndo annate?
Informativo è l’abbigliamento, ancorché modulato sull’eccesso, tentativo di mostrare una condizione sociale superiore all’effettivo e ad evocare sognati passaggi in TV.
C’è il griffato da bancarella, il trucco e parrucco da periferia, il pret-à-porter outlet e quello approssimato, per difetto o per eccesso, della boutique sotto casa.
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Commento di Adriana Maria Quaglia
Quando vai a Pentesilea vedi le Torri del Presente. E’ un luogo senza nome, regina delle Amazzoni, che ha preso il posto dei pascoli della tua infanzia. Tutte le case si assomigliano. Non distingui i colori. Non c’è un albero né una foglia. La sua spigolosità ti circonda. Non capisci il disegno, non intuisci il tracciato. Cammini per ore e non comprendi se sei già in mezzo alla città o ancora fuori. Casamenti scuri ti guardano apatici in sterrati cementati. Palizzate di tavole e tettoie di lamiera s’infittiscono ai margini della strada.
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Nelle settimane scorse abbiamo dato spazio alla Galleria degli Interstizi proposta da Gianni Gasparini.
Propongo di seguito qualche nota a margine sul tema: appunti, idee sparse, citazioni. Interstizi, appunto.
Per una storia delle brigate rosse a Milano
di Andrea Saccoman (Ed. CUEM)
Sintesi di una conversazione tenuta alla Casa della Cultura di Milano fra Giorgio Galli, Aldo Giannuli, Giovanni Scirocco e Andrea Saccoman.
A cura di Ferruccio Capelli.
Sergio di Giorgi: ancora su Gomorra e dintorni
Recensendo su questo blog “Gomorra” (dove Matteo Garrone ha saputo reinventare, anche sul piano narrativo, il romanzo-reportage di Saviano), Giuseppe Varchetta giustamente notava come “nel film non si vede mai il mare”. In effetti, vedendo il film per la prima volta, non ci avevo fatto caso, almeno consciamente. Allora ho subito pensato alla città dove ho abitato (quasi) ininterrottamente per oltre 40 anni, Palermo. Anche a Palermo non è stato mai facile vedere il mare: devi uscire fuori, oppure andartelo a cercare, trovando varchi tra i palazzi di cemento, oltrepassando terrapieni friabili e scivolosi. Per decenni, il lungomare cittadino, proprio di fronte ai palazzi della nobiltà che fu, i cui saloni sontuosi -un tempo affacciati proprio sul mare- ora ospitano locali alla moda o ricevimenti per “nuovi ricchi”, è stato letteralmente ostruito da un gigantesco quanto miserrimo lunapark, per lo più piste per autoscontro e grandi ruote girevoli, deserto in genere, tranne un po’ la domenica. Per molti anni, l’ex sindaco Leoluca Orlando condusse una battaglia per estirpare quell’obbrobrio; alla fine ci riuscì, forse anche per la mafia che lo gestiva da sempre, quel business doveva apparire ormai troppo modesto. Ora (da anni) c’è un altro sindaco e al posto del lunapark c’è un prato un po’ malconcio, con panchine impreziosite da un noto artista locale della ceramica e da altre opere, di gusto discutibile. Però almeno, si vede il mare...
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...a Le Aziende InVisibili , 21 Nascondimento (parte seconda).
Il tema della "verità nascosta" in termini aziendali fa il paio con quello attualissimo del "controllo" di tale verità. A tutti i i livelli ormai siamo alle prese con quotidiane battaglie combattute contro il profilare di normative come 231, SOA, ISO, che hanno come unico risultato quello di un progressivo appesantimento burocratico delle attività, mentre tutto risulta "sotto controllo" tranne ciò che dovrebbe essere oggetto di verifica (casi ormai sempre più frequenti, da quello Enron allo scandalo dei mutui subprime, sono lì a mostrarlo) .
Il punto è che la letteratura ma soprattutto la prassi manageriale contemporanea si trovano ancora sotto l’influsso di quello Scientific Management che fu inaugurato da Taylor cento anni fa. Pur nella varietà delle sue interpretazioni, i caposaldi dello Scientific Management sono, in breve sintesi, il primato della specializzazione funzionale, del principio gerarchico, degli obiettivi individuali, dell’orientamento al controllo, con una cultura diffusa nelle organizzazioni a coltivare standard interni per la valutazione del raggiungimento dei diversi compiti primari. Le organizzazioni ispirate e gestite attraverso le prospettive paradigmatiche dello Scientific Management si pongono come soggetti collettivi compatti, orientati da una razionalità piena, con una forte capacità previsiva e una visione lineare/sequenziale del processo decisionale.
Dall'ateneo di Pavia il Prof. Giampoalo Azzoni Presidente del Corso di Laurea Interfacoltà inComunicazione Interculturale e Multimediale
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