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07/15/2008

Comunicazione e minori.

Davanti20alla20tv

Si allunga l'elenco dei laureati CIM/ECM vincitori di premi.

La dr.a Chiara Bettoni, laureata in CIM, con una prova finale dal titolo "Tu ... e la Tv! La televisione vista dai bambini" ha vinto uno dei cinque premi di laurea (di duemila euro ciascuno) assegnati dal Consiglio nazionale degli utenti. Il Consiglio nazionale degli utenti, al fine di promuovere la conoscenza delle complesse problematiche insite nel rapporto tra il mezzo televisivo e i minori, di accrescere la consapevolezza del ruolo che la televisione svolge nell´educazione dei minori e di promuovere una loro maggiore e più compiuta tutela, aveva promosso, d´intesa con l´Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e con il patrocinio della Conferenza dei rettori delle università italiane, un Concorso per il conferimento di cinque premi di laurea sul tema "Tv e Minori", di duemila euro ciascuno, aperto ai laureati nel periodo dal 1 luglio 2006 al 31 luglio 2007. L´iniziativa è stata accolta favorevolmente; sono infatti pervenute ben 109 tesi di laurea alcune delle quali di notevole interesse culturale e valore scientifico. I partecipanti appartenevano a 38 università dislocate in 15 Regioni e alle più diverse facoltà. La Commissione giudicatrice, composta dai membri del Consiglio nazionale degli utenti e presieduta dal Presidente dell´Autorità, ha assegnato, dopo un accurato esame, cinque premi in denaro e ha attribuito otto attestati di merito ad altrettante tesi non giudicate vincitrici ma ritenute comunque meritevoli. Le cinque tesi vincitrici sono state pubblicate sul sito internet del Consiglio e sono state inserite in un CD riprodotto in cinquecento copie per consentirne la diffusione tra associazioni ed enti interessati.

Giampaolo Azzoni, Presidente CIM/ECM

La sua ricerca; può farci una breve sintesi?

Ho svolto l’attività di ricerca mediante la somministrazione di un questionario ad un campione di circa 100 bambini con una fascia d’età compresa tra i 10 e i 14 anni. Il questionario verteva essenzialmente su due tematiche: il rapporto tv-minori e l’influenza che la pubblicità esercita su di loro. Scopo dell’indagine, seppur su piccola scala, era definire il rapporto che i minori intrattengono con la tv in generale e, con la pubblicità, in particolare. Dall’analisi quantitativa e qualitativa dei dati raccolti ne ho dedotto sinteticamente un consumo disattento del mezzo televisivo e lo sviluppo, da parte dei bambini, della capacità di manifestare un’attenzione selettiva ai contenuti proposti. I bambini hanno infatti imparato a distogliere meccanicamente l’attenzione dalla tv non appena questa propone loro la pubblicità. La loro modalità di consumo del mezzo televisivo non sembra però essere guidata da un effettivo interesse, la tv è più cha altro un riempitivo per tempi morti che i bambini si concedono come premio a conclusione degli impegni cui devono fare fronte quotidianamente. A titolo di esempio riporto il seguente dato: il 27% dei bambini afferma di cambiare canale e seguire un diverso programma ad ogni pausa pubblicitaria, spesso dimenticandosi del programma che stava seguendo precedentemente.

A distanza di due anni dalla conclusione del suo lavoro crede che le indicazioni da lei date circa la possibilità di un consumo televisivo più responsabile da parte dei bambini siano state seguite?

Credo che la “media education” abbia intrapreso una scala di sempre maggiore diffusione all’interno delle scuole e questo avvalora l’ipotesi che si stia sempre più sviluppando un processo di presa di coscienza dell’importanza di un consumo critico del mezzo televisivo e degli altri mezzi di comunicazione di massa. Ma, alla luce anche di quanto affermato presso il convegno “Media e minori”, tenutosi al Consiglio Nazionale degli Utenti lo scorso 24 gennaio, la strada per la propagazione di un effettivo senso critico nei minori sembra ancora lunga e complessa. Ancor più critico appare il percorso di trasformazione della fascia protetta in “zona di ascolto” ovvero in una fascia oraria in cui il minore non sia semplicemente un soggetto passivo da tutelare ma costituisca invece un soggetto attivo rispetto a cui le diverse emittenti dovrebbero attivarsi per proporre una programmazione specifica ed autoprodotta. Attualmente infatti solo la televisione a pagamento prevede un’offerta di programmazione specifica per i bambini mentre la televisione generalista non sembra considerare la rilevanza della fascia protetta in cui fa confluire sia programmi specificatamente dedicati ai minori che programmi che, seppur non turbativi, non suscitano il loro specifico interesse.

Le nuove piattaforme di comunicazione dalle chat al blog, da delicius a twitter. La penetrante diffusione dei cellulari sempre più “multimodali” anche nelle fasce di età più giovani. Come incidono sulle necessità comunicative dei giovani? La possibilità di essere registi del processo e non più semplici attori che conseguenze comporta? La tv verrà superata?

Un recente studio Nielsen parla di Video Generation riferendosi al fatto che sempre più anche i più piccoli consumano video on-line. Tale studio inoltre afferma che i bambini vedono internet semplicemente come un’ampia piattaforma su cui poter fruire dei contenuti che li interessano abitualmente. Tutto ciò mi porta a ritenere che internet costituisca una cassa di risonanza dei messaggi inviati dalla tv ma che allo stesso tempo ridimensioni il ruolo di quest’ultima conferendo un ruolo sempre più attivo al minore. Internet quindi offre nuove opportunità ai bambini, non più schiavi dei ritmi di programmazione della tv ma sempre più agenti in grado di definire autonomamente il momento in cui il programma di loro maggiore gradimento debba iniziare. Internet però introduce nuovi problemi, un bambino può infatti facilmente consultare contenuti turbativi, in tutto ciò ancor più importante è il ruolo della media education e l’esistenza di un supporto che aiuti primariamente i genitori a saper guidare i bambini nella fruizione dei contenuti a loro più idonei. Il fatto che i bambini possano diventare registi dei contenuti stessi dovrebbe poi stimolare la scuola ad incanalare opportunamente questi fenomeni. Un esempio in questo senso è la creazione di TeacherTube e SchoolTube dedicati rispettivamente alla condivisione di video tra insegnati e tra studenti.

Renato Bossi e Chiara Bettoni

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