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06/03/2008

Umanesimo integrale: due chiacchere col rettore

250pxparticolare_della_facciata_del Per cominciare vi presento Don Ernesto Maggi; rettore presso l'Almo Collegio Borromeo (Pavia), consulente ecclesiastico presso la Confederazione Coltivatori Diretti - Impresa Verde (Pavia), economo diocesano presso la Curia Vescovile (Pavia), presidente presso l'Opera Pia Dottrina Cristina e professore di storia e filosofia presso il Liceo scientifico T.Taramelli (Pavia).

Come rispondere alla dilagante frammentazione dell'individuo?

L’elevato indice  della perdita di identità individuale  è in parte  dovuto a informazione e medialità. Oggi tutto ciò che è rappresentazione il teatro, il telefonino, la tv lo spettacolo  soverchia il principio di unità della persona. Questo profondo disorientamento è dovuto alla molteplicità pluralistica dei messaggi esistenziali che passano dalla società all’individuo.

Pascal fa una diagnosi appropriata per queste situazioni; infatti dice: Egli “non sa in quale posto collocarsi. Egli è visibilmente sviato, ed è caduto dal suo vero posto senza poterlo trovare. Lo cerca dappertutto con inquietudine e senza successo tra tenebre impenetrabili”. E continua, “le miserie della vita umana stanno alla base di tutto questo; appena gli uomini se ne sono accorti, hanno scelto il divertimento”; essi, “non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno deciso di non pensarci per rendersi felici”.  Per questo il divertimento è fuga da noi stessi. Fuga dalla nostra miseria. Di fronte alla perdita di unità della coscienza, l’individuo si dissipa e si disperde nelle cose più piacevoli e utili, così che il centro dell’unità della personalità si sposta dal sè alle cose. Io non sono se non in quello che faccio, nel contratto stipulato, nell’affare concluso. Sono queste le cose che mi soddisfano.

Questa profonda dissociazione può essere vissuta come tragedia e angoscia da superare nelle droghe, alcool e sesso  oppure come un momento di riflessione dove trovare l’appiglio per uscirvi.

Mediamente un adolescente o un giovane rimane nell’ambito della prima modalità e il passaggio all’essere adulto porta al recupero del sè nella relazione con le cose, in quanto la maturazione è il recupero di ciò che si è in ciò che si fa.  L’adulto ritrova la propria unità dentro se stesso.

Anche l’idealismo fichtiano rovescia l’antico assioma e afferma che esse sequitur operari: l’azione precede l’essere, l’essere è prodotto dall’agire. L’io ritrova la sua unità nel farsi; si fa nel recupero della relazione. Molti però non diventeranno mai adulti proprio perché restano dissociati. Infatti non hanno sufficiente forza di volontà per ricercare l’unità della sè, soverchiati dalla molteplicità che li porta a dissociarsi nella vita. Questo principio è fondamento dell’esistenza contemporanea.

La causa dei fallimenti di tante relazioni umane è questa. Per costruire e continuare un rapporto, l’individuo deve essere coerente, avere l’unità della coscienza. Il mutamento determina un rapporto dialettico dove non è possibile porre le basi della coerenza dell’essere.

Da qui il recupero dei maestri del sospetto. Freud da una parte parla di un io fragile e debole rispetto all’ es; il primo cerca l’aiuto di un super-io forte che lo possa sostenere. Dall’altra parte Nietzsche che di fronte al marasma dell’esistenza scrive di un io, un uomo, che per trovarsi ed essere superuomo  deve poter incontrare la piena soddisfazione nello spirito  dionisiaco. Quando sei veramente soddisfatto perché appagato, sei tu stesso in una visione individualistica e anche violenta.

La speranza risiede nella componente razionale dell’uomo. Questa è insopprimibile;  la miseria e il fallimento  sono stimoli che portano l’individuo a ripensare e ricercare l’unità. Essa può essere ritrovata solo nella coerenza razionale coi principi e nell’unità morale coi valori.

L’uomo occidentale va ricostruito; da qui emerge l’importanza delle agenzie formative. Non può esserci la speranza di un futuro sicuro senza una famiglia sicura e  una scuola seria, società, tv e lavoro fondati su principi di rispetto e libertà. Queste sono componenti che formano l’esperienza umana.

Un liceo ed un'università facili non faranno mai emergere forti personalità. Genitori che inseguono il piacere dei figli e tutelano questi oltre ogni modo sono dei cattivi maestri. Così anche lo stato che non sa farsi valere e un datore di lavoro che non esige. Non si tratta di cattiveria ma di uno stimolo alla responsabilità individuale.

Occorre passare dal teatrino di Pirandello all’Umanesimo integrale. L’essere è veramente tale quando è profondamente democratico, istruito, integrato nel mondo del lavoro. Il ruolo dello stato qui diventa fondamentale.Una persona deve risultare  integrata ed appagata dagli affetti familiari allora anche  l’avere un figlio è condizione per la propria maturazione.

IL suo riferimento; quali le caratteristiche?

Il modello….è stato l’educatore dell’oratorio, il prof. di religione al liceo e i miei genitori. In loro vedevo e vedo delle personalità ricche, mature, sicure e responsabili, degli uomini veri.

Era appassionante il modo di spiegare del mio prof. di religione quando ci parlava del principio di indeterminazione di Heisenberg. Il mio vecchio maestro nel suo lavoro mostrava oltre a grande professionalità ed istruzione anche disponibilità all’ascolto e confronto. Una persona che viveva integralmente la sua responsabilità.

La persona è per definizione relazione ed essa si compone necessariamente di tante tensioni affettive ed “erotiche”. Il carattere, il temperamento di un uomo svelano molte componenti assorbite nella sua crescita e nei rapporti educativi. Pochi sono i modelli del tutto funzionali, molti i ruoli riportati. Da qui la necessità di veri grandi maestri ed ideali che stimolino la formazione e l’introiezione di valori esistenziali e modelli indispensabili per perseguire la pienezza del vivere.

Renato Bossi ed Ernesto Maggi

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