Teoria del Caos e Cambiamento Climatico
L’articolo “Le certezze ecologiche sono insostenibili (forse)” di Luca De Biase, apparso su Nòva-Il Sole 24 Ore di giovedì 1° maggio 2008, pizzica puntualmente alcune questioni metodologiche legate alla comprensione del fenomeno cambiamento climatico. In questa vasta arena d’opinioni in cui ideologie politiche si fondono e si scontrano con teorie scientifiche, alcuni temi rimangono dibattuti. De Biase ci accompagna in un volo su princìpi e teorie, sotto il cielo del principio di precauzione, fulcro dall’Earth Summit di Rio de Janiero del 1992.
Il principio di causa-effetto – l’arma che ha consentito alla Scienza nei secoli, seppure con gran fatica e costi talvolta elevati, di assestare fendenti letali a teorie oscurantiste – non è ancora riuscito a gettare luce sulla relazione tra concentrazione di CO2 nell’atmosfera e andamento della temperatura media della Terra. Un rapido sguardo ai grafici relativi alle due variabili citate toglie ogni dubbio sul fatto che la correlazione tra le due variabili sia elevata. Ma, naturalmente, la correlazione è solo condizione necessaria, e non sufficiente, ad avallare l’ipotesi di un nesso causale. Solitamente questo genere d’empasse viene sciolto sperimentalmente, tramite lo standard aureo della Scienza, l’esperimento. Purtroppo, o forse per fortuna, non abbiamo una Terra esattamente uguale a quella in cui viviamo per verificare quale sarebbe l’effetto di non limitare le emissioni inquinanti per scoprire, infine, quale teoria fosse corretta e cosa avremmo dovuto fare nel 2008. Questo rimane un esercizio mentale o, al massimo, una simulazione al computer. Dobbiamo confidare in altre linee di ricerca con cui rafforzare la nostra conoscenza di un clima che sembra cambiare strutturalmente.
De Biase solletica un’altra questione relativa ai dati delle temperature medie: la definizione dei cicli. Un’analisi ravvicinata, che considerasse solo le decine d’anni più recenti, evidenzia una certa tendenze e determinate fluttuazioni. Volendo aumentare la scala temporale alle ultime centinaia d’anni, si nota come i cicli precedentemente identificati a livello locale si inseriscano entro un meta-modello. E’ facile immaginare come questi ultimi cicli siano parte integrante di un meta-meta-ciclo che consideri le ultime centinaia di migliaia d’anni. Il riferimento alla classica contrapposizione riduzionismo-olismo è palese: stiamo parlando di cicli a sé stanti oppure di un unico ciclo omnicomprensivo? E’ possibile tracciare una linea di confine tra un modello e il suo meta-modello?
Infine, il problema decisionale del cambiamento climatico è tipico dell’ottimizzazione intertemporale stocastica. I sostenitori della teoria non-antropogenica valutano più positivamente l’ausilio che ci può derivare da nuove scoperte scientifiche. La crescita economia attuale e degli anni a venire fungerebbe da volano, secondo questa teoria, per la ricerca in R&D che, in ultimo, ci aiuterebbe a decarbonizzare drasticamente le economie. Posti di fronte allo stesso problema di decisione intertemporale, i sostenitori della teoria antropogenica, invece, sono più cauti nell’attribuire tali proprietà risolutrici a Scienza e Tecnologia. D’altro canto esistono alcuni limiti fisici, quali la Seconda Legge della Termodinamica, di fronte ai quali l’Ingegneria può solo chinare il capo. A prescindere dalla scuola di pensiero che si intenda appoggiare, ogni pianificatore intertemporale ha di fronte a sé un dilemma etico d’equità inter- e intra-generazionale. Trattandosi di risorse scarse da allocare – denaro, idrocarburi, uranio – il tipo di scelta da adottare avrà effetti, anche significativi, su chi si accollerà maggiormente i sacrifici e chi, invece, godrà delle conseguenze. Può la Democrazia rispondere equamente a tale quesito? Che ruolo devono avere le generazioni future, non elettrìci per definizione, in questo processo decisionale?
Questi ed altri temi verranno dibattuti nel corso delle conferenza annuale “Energy Scenarios, Technology and Climate Change” di IAASM a Roma, il prossimo 13 Giugno. IAASM è l’associazione degli ex-allievi della Scuola Mattei che aggrega professionisti nei campi dell’Energia e dell’Ambiente, ma anche della Finanza e dell’Industria. Tra i relatori presenti spiccano massimi esperti del Cambiamento Climatico a livello europeo e mondiale quali Carlo Carraio (Università di Venezia e FEEM), Frank Convery (University College Dublin), Ottmar Edenhofer (Potsdam Institute for Climate Impact Research), Gernot Klepper (Kiel Institute for World Economics) e Thomas Sterner (University of Gothenburg).
Postato da: Giorgio Ballardin, Scuola Mattei
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Mi spiace non aver letto l'articolo di De Biase. Mi piacerebbe riceverlo in formato elettronico, se fosse possibile. Il mio indirizzo e-mail si trova facilmente partendo da qualunque motore di ricerca. Riguardo alle questioni sollevate qui, vorrei fare alcune considerazioni.
Il principio di precauzione è essenzialmente un principio etico così come inteso dall'ONU. In sostanza ci dice che l'incertezza delle conoscenze scientifiche non può essere usata come scusa per posticipare un intervento quando esista il rischio di un danno irreversibile. Il problema è che la scienza avrà sempre non tanto dei "dubbi", ma delle incertezze, quantificate ad esempio tramite barre d'errore: purtroppo, però, in sistemi complessi che si possono muovere verso nuovi stati di equilibrio, talvolta a seguito di biforcazioni irreversibili, non possiamo permetterci di "disquisire" su cose che stanno comunque al di fuori della nostra incertezza scientificamente misurata. Le considerazioni economiche, infine, sono solo conseguenti a questo principio etico.
Non è vero che il principio causa-effetto non abbia fatto luce sulle cause (forzanti) fondamentali del comportamento climatico. E' chiaro che qui non esiste la "pistola fumante", ma questo è vero per tutti i sistemi complessi, anche per l'economia. Credo che si debbano divulgare ed insegnare i principi della complessità, perchè in generale la nostra forma mentis che è stata forgiata dalla scuola è di tutt'altro tipo. In questo settore, ad esempio, è indispensabile parlare di modelli al calcolatore, che rappresentano oggi il "laboratorio" degli scienziati che cercano di comprendere il funzionamento del clima.
Molto interessante l'ultimo punto.
Per chi fosse interessato a questi temi, invito alla lettura del mio blog su Nova 100:
http://antonellopasini.nova100.ilsole24ore.com
Antonello Pasini
Scritto da: Antonello Pasini | 05/08/2008 a 14:28