Racconta, spendi, racconta. Come ci seducono i teatri di consumo
Per la serie Storytelling: le Aziende e il Cielo pubblichiamo un nuovo intervento di Andrea Fontana
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Cosa succede se ad un certo punto si rinuncia a spendere? Si esce per un attimo dall’assedio narrativo e ci si accorge di come ambienti e aziende si raccontano nella conversazione del mercato globale
Siete mai stati in un outlet senza portafogli o carta di credito?
Forse non ancora. Vi suggerisco di provare a farlo.
Ma state attenti, è un’esperienza estrema!
Ad un certo punto starete male. Voglie di ogni tipo vi aggrediranno. La scarpa rossa col tacco dieci. La cravatta gialla che stavate cercando da tempo. Il portafogli di pelle a soli 30 euro. E diamine, il caffé! Con un po’ di latte freddo a parte dove lo mettiamo?
Non c’è nulla da fare. E’ più forte di noi.
Desideri impulsivi di comprare e spendere vi prenderanno lo stomaco. Gli occhi si annebbiano. Il respiro aumenta , insieme alla pressione sanguigna. La mano automaticamente si muoverà verso il portafogli ma lì non ci sarà niente. Voi sarete stati più bravi e avrete agito la rinuncia, lasciando a casa i soldi e la possibilità di spendere.
Dio mio. Così, inizierà l’incubo che forse vi risveglierà.
A
quel punto infatti avrete un’esperienza quasi mistica. L’impossibilità di comprare vi farà vedere con occhi diversi quell’ambiente di consumo. E se non soccomberete alla bramosia e all’ansia di spesa vi accorgerete di come tutto sia artificiosamente costruito per spingerci a consumare. Farete esperienza di come il consumo e i suoi oggetti (tangibili/intangibili) siano parte fondante della vostra e nostra identità individuale.
Se non siete troppo presi, vi suggerisco anche di leggere il libro di qualche mese fa di Judith Levine, Io non compro.
Non solo, vi renderete conto di come la narrazione sia intrisa negli ambienti di consumo tanto da configurarsi come teatri. Vi accorgere delle storie che vengono raccontate e dei valori messi in atto. Quali storie e valori in particolare?
Sostanzialmente, narrazioni di "adultescenza" - commistioni tra:
- i desideri e i valori adulti: libertà, autonomia, piacere, scoperta, fuga, viaggio, esplorazione, potere, etc.
- e i bisogni infantili e/o adolescenti: sicurezza, dipendenza, passione, amicizia, sostentamento, etc.
Pensate a come sono organizzati i nostri ambienti di consumo: outlet, centri commerciali, supermarket, concept store, e via dicendo. Teatri, allestiti sapientemente, che ci trasmettono nello stesso tempo sicurezza e libertà. Dipendenza e viaggio.
Sensazioni di autonomia nella ristrettezza di un ambiente artificiale, allestito secondo un design che riscopre le architetture tipiche locali o che si evolve nelle mode culturali del momento.
Su questo segnalo la bella tesi di Chiara Traverso:
Download narrare_consumo_chiara_traverso.ppt
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Postato dalla personalità mutante di Andrea Fontana
| > CONDIVIDI |
|
||||||||||||||||||||||||||













Commenti