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Le aziende e la memoria

Citta20fantastiche20i20ponti20infin L’evoluzione dei centri economici nella storia dell’uomo è da sempre legata allo sviluppo culturale delle relative comunità.

Federico Brunetti ci propone per iniziare l’immagine della città di Zora (una personale rielaborazione). Luogo particolare dove l’azienda in essa presente si fonde e confonde all’interno del tessuto urbanistico e viceversa. In una stretta simbiosi le due realtà si specchiano, intendendo che fra esse è forte una comunicazione produttiva e  “percettuale”.

Scoperta e riscoperta continue sono funzionali a una crescita congiunta, formata su una visione complessiva della realtà “ratificata” da entrambi i soggetti.

Nel tempo la civiltà è progredita. I complessi urbani modificati. Risolto il proprio sostentamento l’uomo ha pensato a difendersi, da questa volontà una certa “vision” e progettualità urbanistica.

Essa destinata ad escludere il diverso ha impedito forse, quasi certamente, quei casuali incontri e contatti positivi. “Barbaro perché diverso: un’altra realtà che non aveva dignità di civiltà”.

La comunicazione ha introdotto l’uomo nella storia. La comprensione reciproca  favorisce e favorirà  progresso e crescita.

Questa fondamentale conquista si insinua in tutte le nostre attività.

I paralleli tra comunità ed azienda non finiscono. L’Italia post-unitaria potendo garantire un governo centrale permise in qualche modo alle città(stato) di affrancarsi dall’onere e bisogno di una difesa personale dall’esterno. Un regolare servizio centralizzato consentì ciò.

“Sembra che città e azienda si copino a vicenda; come se fossero allo specchio. Le loro storie sono,appunto, speculari”.  In qualche modo la loro storia individuale è andata sovrapponendosi. La scomparsa di un ordinamento frazionato e la nascita di un Regno vede parallelamente il passaggio dalla piccola bottega alla grande industria.

Così si assomigliano nel sistema di amministrazione. Entrambe sono guidate da Leader che indicano piuttosto che imporre. Nei decenni a cavallo tra ottocento e novecento, dove fu possibile,  si affermò una progettualità di fondo volta all’accoglienza piuttosto che all’esclusione. Milano con i sui grandi editori Treves e Sonzogno fu promotrice di questo. Mondadori  indisse un concorso che permise a sconosciuti personaggi di affermarsi come scrittori. 

Il bisogno di Unità vede oggi, per contro, un sempre più forte ritorno al decentramento amministrativo.  “ Se nella città rioni e quartieri hanno una propria struttura quasi autonoma, così è per l’azienda dove i vari reparti e le diverse strutture, pur facenti capo ad un medesimo centro direttivo, si autogestiscono.

“Città e azienda sono quindi in parallelo”.

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A Zora l’azienda per mantenersi cuore pulsante della città deve penetrare ogni microcosmo della vita quotidiana. Così che macro e micro si compenetrino vicendevolmente.

Questo non ci deve trarre in inganno. Non si tratta di un’azienda mondo perché l’azione è reciproca, e deve esserlo così che entrambi i soggetti possano continuare a specchiarsi e a comunicare.

“la città trasmette alla grande industria le emozioni, i tormenti e gli appagamenti della vita cittadina……..Azienda e città come due gemelle siamesi. Se una sta bene, così anche l’altra; se la prima soffre, lo fa insieme la seconda”.

Il problema dell’azienda coinvolge l’intera comunità “essi sentivano la necessità di queste azioni come difesa personale, come impegno per il futuro proprio, delle loro famiglie e di tutto il paese”.

Nel tendere verso un comune obiettivo, i punti di vista possono talvolta essere diversi così anche il significato legato a certi concetti. La visione aziendale come giusto che sia pone maggiore attenzione al fatturato che a molti altri aspetti, per contro, l’amministrazione di un paese o di una qualunque collettività non persegue obiettivi meramente economici, se non come determinanti alla sicurezza e al benessere della comunità cui fa capo.

Federico per questo fa una distinzione, da una parte parla di “razionalità astratta ( l’astrattezza del denaro, della merce, la regolarità contabile come virtù) e dall’altra di “razionalità concreta, organica ( benessere e floridezza sono importanti se decisivi nell’accessibilità a una vita ordinata e sicura, la fiducia in un’ esistenza comune bene ordinata e pacifica)”.

Il perseguimento del bene trova le due realtà su posizioni diverse, improntate alle logiche prima dette, ma come conclude Federico “Zora è comunque contenta. È anche orgogliosa del bene prezioso che ha, e vive, al suo interno”. 

Renato Bossi

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