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La nuova politica.

Politiche_2Mancano pochi giorni alle elezioni politiche e ho deciso di fare un'eccezione alla mia tradizionale intervista settimanale dedicando questo spazio ad una riflessione sui rapporti fra la politica e il web, più in particolare fra la politica e i blog.

Dati alla mano pare che i giovani (e non solo) siano fortemente demotivati alla partecipazione attiva in campo politico. In pochi vanno alle assemblee informative e agli incontri coi candidati, quasi nessuno collabora attivamente alle campagne elettorali.

Se però si getta uno sguardo sul web da subito si nota che una buona fetta dei blog dedicano alla politica parte del loro spazio o sono integralmente dedicati alla discussione di temi di attualità.

Sembra che fra la vita on e quella off line si sia formato un profondo divario. Da una parte non manca l'interesse per “la cosa pubblica” (e lo testimoniano anche i molti commenti ricevuti nei post, con il dibattito vivo che creano), ma dall'altra si assiste ad un aumento vertiginoso di un sentimento di antipolitica diffuso.

I politici sembrano essersi finalmente accorti del fenomeno e in questa campagna si sprecano i siti di partito, i forum tematici, i blog dedicati ai singoli candidati. Mi sono così concessa il lusso di fare un piccolo confronto fra questi formati e quelli dei privati cittadini che gestiscono il loro spazio.

Da subito una differenza mi è balzata agli occhi: i politici hanno capito che il web è ormai il canale privilegiato d'informazione di milioni di persone, ma assolutamente non il senso del blog. I loro post sono strutturati come articoli di giornale e non prevedono una particolare interazione col lettore. La grafica è minuziosamente curata, ma manca l'interattività. I politici più “arditi” hanno tentato anche la via di nuove risorse del web, più rapide e forse più incisive, quali twitter e tumblr. Anche qui però l'interattività è scarsa se non nulla. Non si forma rete fra gli utenti e  forse, mi viene da pensare, non c'è nemmeno l'interesse a farlo.

I blog di privati invece queste rete la costruiscono. Si prodigano in  risposte ai commenti, linkano i blog politicamente “affini” polemizzano con quelli “avversari”. La discussione non manca e spesso sono più “sulla notizia” rispetto ai blog gestiti direttamente con fini di campagna elettorale.

Sorge a questo punto un lecito dubbio: i blog per i politici sono forse solo un altro mezzo di propaganda piuttosto che un occasione di scambio con l'elettorato?

In questo caso il divario fra l'off e l'on si restringe. In campagna elettorale i politici sono ovunque, nelle realtà locali i parlamentari sono presenti e partecipano ad iniziative e momenti assembleari.

Finita la kermesse tutto torna a tacere. E parallelamente molti (se non tutti) i blog si spopolano, cala il silenzio stampa.

Potrà sembrare una banalità, ma sembra proprio che la comunicazione, alla quale vengono dedicati tanto d'uffici e responsabili dai partiti politici, non sia reale. Si tratta di emissione di un messaggio, che poi questo venga recepito, come venga recepito e se ci sia una risposta importa relativamente poco. Gli altri, i blogger “normali”, continuano a scrivere invece e ad ascoltare.

Tante volte sentiamo dai palchi affermare che l'ascolto è la chiave del buon governo. La teoria è ben strutturata, ma manca la prassi. Credo sia questa la chiave del successo di tanti blog che raccolgono intorno a loro una rete tale da permettergli di costruire veri e propri movimenti d'opinione.

Ho l'impressione che se davvero la politica non farà suo lo spirito, e non solo il mezzo, della comunicazione telematica il divario fra “la casta” e la realtà vera sarà sempre più ampio e difficilmente rimarginabile.

Postato dalla personalità mutante di: Caterina Bonetti

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