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Sovrapposizioni sottili

Un racconto scritto 7 anni fa da Luciano Canova. Le sovrapposizioni sottili della politica italiana.

“Un po’ di trucco sulle guance, prego, e che non si veda quella dannata ruga. Cribbio, uno fa un lifting da cinquanta milioni e questo è il risultato. Teodoro, sono arrivati i quattordici completi gessati? Non ho molto tempo e devo ancora provarli. Penso che, per l’occasione, un blu metallizzato sarebbe perfetto, non trovi?”

“Certo, presidente”

“E tu, Rigoberto, ti sei procurato le foto dei due pargoli? Sai bene che ne voglio sempre una con me”

“Eccole”

“Mio Dio, ma sono così brutti? Nello studio accanto stanno girando la pubblicità delle merendine: scatta una foto  ai bambini più carini e vedi di farne un montaggio al più presto. Non credo sia un problema spacciarli per miei figli.”

“Ma…”

“Niente ma! Se fanno resistenza, avvia le pratiche per l’adozione.”

“Sissignore.”

SILVIO BERLUSCONI

L’uomo che ride sedeva al trucco e sembrava pensoso, mentre attendeva con una certa ansia l’inizio della trasmissione. Alla vigilia delle elezioni, infatti, aveva finalmente accettato lo scontro con il suo avversario, in diretta tv.  E non voleva di certo lasciare nulla al caso. Un formicolio di persone indaffarate, infatti, in perenne processione, cercava di predisporre i dettagli per evitare che facesse una brutta figura. Lo stilista personale prendeva le misure e mostrava stoffe contento; centinaia di galoppini devoti recavano in dono vassoi pieni di cravatte, e il truccatore compiva opera di sapiente restauro, annuendo soddisfatto per il suo lavoro.

E poi uno stuolo di fotografi, opinionisti e sociologi, esperti statistici e scrittori affermati: era il momento della preparazione del discorso e l’uomo che ride vi prestava particolare attenzione, da sempre.

“Sono pronte le citazioni latine e greche?”

“Pagine intere straripano di riferimenti letterari, signore”

“E qualche accenno alla tragedia sovietica?”

“C’è da far cadere il muro un’altra volta, mi creda”

“Perfetto, perfetto… Ah, e mi raccomando: un apprezzamento al papa in difesa dei valori cattolici”

“Il discorso termina con un amen, sire”

Il leader si sfregava le mani soddisfatto:  sentiva che ogni cosa era stata preparata a dovere, nei minimi dettagli. Il conduttore della trasmissione, Albino Tafani, faceva intanto cenni di approvazione col capo: ci avrebbe pensato lui, come al solito, a moderare il dibattito.

“Buonasera, signore e signori, e ben ritrovati a questa storica puntata di Sul cortile, la trasmissione politica che non vuole fare politica. Storica perché, per la prima volta, il leader della coalizione progressista e quello dei conservatori si scontreranno, qui in diretta per voi, davanti alle telecamere”.

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Un boato accolse le parole di Tafani e un pubblico fatto di bambini a stento tratteneva lo stupore.

“Cominciamo col presentarvi il primo candidato”.

L’uomo che ride entrò, rigorosamente di tre quarti, e si sedette comodo sulla poltrona; dietro di lui, sullo schermo, la foto di due bellissime bambine che gli stavano in braccio, un po’ artificialmente.

“Buonasera, signor Tafani, e buonasera a voi, telespettatori da casa”. Sorriso impeccabile.”Prima di cominciare il nostro moderato dialogo, vorrei mandare un bacione a casa alle mie piccole Samantha e Alcida. Ciao, tesori!”

“Beh, non c’è che dire: lei è un padre meraviglioso, che tutti dovrebbero imitare”.

Applauso, in studio, che sembrava un tantino meccanico.

Tafani riprese la parola: “Signori, questa sera, dopo mesi di roboanti annunci, avremo l’onore di sentire discutere il candidato del partito riformista con il presidente. Che entri lo sfidante”.

Un rullo di tamburi accresceva la suspense, mentre nello studio si spegnevano le luci e l’uomo che ride si agitava, sulla poltrona, cercando di vedere in volto l’avversario. Il pubblico lo vide gelarsi nelle vene mentre la luce si rialzava e…

No, non era possibile. Seduto sulla poltrona di fronte, come in un gioco di specchi, sedeva un altro uomo che ride, giocondo. Era in tutto e per tutto uguale al suo avversario, tranne nello stemmino che, ovviamente, recava il simbolo del partito progressista.

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“Ma è uno scherzo, Tafani?” chiese l’uomo che ride di destra.

“Sì, anch’io me lo chiedo” replicò quello di sinistra.

Il presentatore, inizialmente disorientato, sembrò piano piano riacquistare la padronanza di sé mentre, anzi, un disgustoso sorriso gli si dipingeva sul faccione:

“Telespettatori e telespettatrici, la sfida si preannuncia avvincente. Chi otterrà la presidenza del Consiglio? Chi conquisterà il cuore degli italiani? Sarà una battaglia senza esclusione di colpi e dall’esito incerto. Un tabellone indicherà” e calarono, dall’alto, due pannelli elettronici sullo studio “dicevo, un grosso tabellone indicherà in diretta l’indice di gradimento dei telespettatori per i due candidati. Vincerà chi otterrà, naturalmente, un indice superiore al cinquanta. E ora, consigli per gli acquisti”

Da casa, Crisostomo si riebbe ascoltando la bruttissima frase della reclame, e sorrise. Certo che non se l’aspettava proprio. Un altro uomo che ride. Chissà come si comporterà, se sarà stronzo uguale o se proporrà idee interessanti. In effetti non vedeva l’ora che la trasmissione riavesse inizio.

Il jingle del programma non si fece attendere.

I due sfidanti avevano, probabilmente, predisposto un piano d’attacco, durante l’interruzione, perchè si mostravano sprezzanti e sicuri di sè.

Tafani ruppe il ghiaccio, rivolgendosi al leader conservatore: “Una delle questioni croniche che le viene spesso rinfacciata, signor presidente, è quella legata al conflitto di interessi. Insomma, lei controlla praticamente tutte le previsioni private del Paese, dispone di parecchie testate giornalistiche e ci si potrebbe chiedere se ciò non sia lievemente lesivo nei confronti di una corretta distribuzione dell’informazione. Sia chiaro che non faccio riferimento alla coincidenza che questa trasmissione vada in onda su una sua rete, perchè nessuno mette in dubbio le sue infinite qualità di liberale illuminato. Tuttavia, disponendo anche di innumerevoli fondi pensione, compagnie assicurative e di una squadra di calcio, non crede che ciò possa stridere con il ruolo di presidente del Consiglio, figura costituzionalmente chiamata a prendere decisioni in tal senso?”

“No” la risposta precisa non si fece attendere

“Senz’altro, presidente, giustissimo. Ma, in merito al processo che la vede coinvolta, sulle tangenti per l’acquisizione della Ispania Spa, processo in cui il governo si è costituito parte civile, non crede che si troverebbe in difficoltà in qualità di premier? Forse che si costituirebbe parte civile contro se stesso?”

L’uomo che ride corrugò la fronte: “Vede, Tafani, posto che potrei anche considerare la soluzione da lei gentilmente prospettatami, aggiungo che, in effetti, la contraddizione esiste. Spero perciò che il governo prenda provvedimenti adeguati, ritirandosi dal processo o annullandolo proprio”.

L’indice di gradimento segnava sessanta. L’uomo che ride gongolava.

“Ma questa è una macchinazione! Complotto, intrigo di palazzo! Voi carpite la buona fede del popolo italiano” replicò infervorato il candidato progressista.

“Eccoci qua, la solita arroganza delle sinistre, che credono di parlare dall’alto di un pulpito non ben definito giudicando gli altri. Voi e la vostra propaganda comunista, compagni di merenda di Stalin”

“Rio Bo! Ma ciò è inammissibile. Stalinisti noi? Tu che sorridi sornione, non credi forse di avere ragione sempre e cerchi di screditare l’avversario mettendolo fuori gioco con denunce e illazioni?”

“Certo”

“E allora sei un comunista! Stalinista, compagno Beria da quattro soldi”

“Ma questa è una macchinazione! Complotto, intrigo di palazzo!”

Si avviò, insomma, una deliziosa e articolata disputa filosofico-politica dalla struttura circolare: i candidati ribattevano colpo su colpo, usando le stesse argomentazioni. Panfilo faceva fatica a riconoscere quale dei due parlasse e anche Tafani sembrava in difficoltà: “Signori, calma! Calma!”

L’indice segnava perfetta parità. L’uomo che ride progressista, allora, propose un argomento: “E che dici della tutela ambientale per degli unicorni, eh? Hai intenzione, una buona volta, di uniformarti alla normativa europea, o no?”

Il suo interlocutore non si fece cogliere impreparato: “Se proprio vuoi saperlo, è già pronto un disegno di legge che trasformi la Sardegna in un parco nazionale e vieti il bracconaggio degli unicorni. Sarà impossibile tenerli in casa come animali domestici e verrà predisposto anche un programma che tuteli i loro diritti d’autore nelle favole...” unicorno1

Uno sguardo trionfale all’indice di gradimento e...No! Crollava a perdita d’occhio. Trenta, venti, undici! Il leader del centro-sinistra esultava: “Ah, ah! Ti ho ingannato! Gli unicorni non esistono” si girò a ringraziare l’autore che glielo aveva suggerito “Bando alle ciance” si alzò in piedi infervorato “Ribaltonee! Emissari del centro-destra mi hanno proposto, nell’intervallo, la leadership della coalizione, che naturalmente accetto entusiasta”

“Ma io ti ammazzo”

Scoppiò un violento parapiglia: i due uomini che ridono si picchiavano, al centro dello studio, senza esclusione di colpi. Tafani cercava di dividerli, senza successo.

All’improvviso un bambino prese il microfono ed esclamò: “Basta! Cittadini, ribellatevi! Non avete visto l’indegno spettacolo cui questi stupidi ci hanno costretto? Non avete occhi per accorgervi che ci stanno prendendo in giro? Siamo forse diventati carne da macello? Anonime vittime della cultura del sondaggio, pronti a prendere per vera ogni bazzecola? No, noi possiamo e dobbiamo alzare la voce. Su, protestiamo in massa! La TV si può spegnere, il volume abbassare: siamo noi a dover fare la democrazia!”

L’indice di gradimento piombava a zero per entrambi i candidati, che aspettavano a terra inermi e con lo sguardo spaventato. Crisostomo, prima di spegnere la tv, vide un’orda di bambini che saltavano addosso ai due. Ridevano felici e si sentì qualcuno che esclamava contento: “Ehi, ragazzi! Sono fatti di marzapane!”

Bambina

L’uomo che ride finiva malinconicamente i suoi giorni, mangiato da un gruppo di bambini golosi. Ed era bello, solo questa volta, che ce ne fossero due uguali.

Postato dalla personalità mutante di: Luciano Canova

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