La valutazione economica degli asset intangibili
Attualmente gli asset intangibili sono diventati sempre più cruciali per lo sviluppo e la crescita di moltissimi business. Ci sono parecchie definizioni di che cosa sia un bene intangibile; alcuni autori li definiscono come “una risorsa che non ha una consistenza fisica ma il cui sfruttamento industriale ed economico produce benefici futuri”. Altri autori li definiscono semplicemente come “le competenze chiave delle imprese”. Esempi di beni intangibili: sono i brand, il know-how, le competenze, l’immagine dell’azienda; beni che spesso non figurano neanche nei bilanci aziendali.
Quel che è certo è che sono fattori di rilevanza crescente per la competitività e che influenzano sempre di più i risultati aziendali. Infatti, all'inizio del ventesimo secolo, le più grandi aziende industriali nel mondo erano US Steel, Exxon, J&P Coats e Pullman. La lista equivalente include oggi Merck, Coca-Cola, Intel e Microsoft. Questo semplice confronto esemplifica un cambiamento importante e continuo cui si sta assistendo: il vantaggio competitivo di queste importanti imprese risiede proprio nel marchio, nel controllo degli standard, nelle innovazioni e nella protezione brevettuale. Fra la vasta gamma delle risorse denominate asset intangibili un sottoinsieme è rappresentato dalle proprietà intellettuali; il nome è derivato dalla protezione legale con la quale questi asset possono essere difesi. Esempi di diritti di proprietà intellettuale sono brevetti, segreti commerciali, marchi e copyright.
In reazione a questa accresciuta rilevanza, emerge, con sempre maggiore frequenza, la necessità di valorizzare tali risorse sia in un’ottica interna (capire meglio qual è il valore degli asset che possediamo) che esterna (trattative per cedere o dare in licenza tali risorse).
In un recente articolo, pubblicato da poco sull’International Journal of Innovation and Technology Management, proviamo a fare il quadro delle metodologie operative che, sia a livello accademico sia consulenziale, sono state sviluppate per giungere proprio ad attribuire un valore monetario a tali risorse. I metodi più largamente utilizzati sono il metodo del costo, il metodo di mercato e il metodo del reddito. Le metodologie sono piuttosto complesse e, in questa sede, ne diamo solo una sintetica presentazione. Il primo valorizza l’asset intangibile al costo che l’impresa dovrebbe sostenere se, partendo da zero, dovesse “costruire” tale asset al proprio interno. Per esempio, per valorizzare la conoscenza posseduta da un dipendente dell’impresa con il metodo del costo, il valore della risorsa è pari è al costo della formazione che, per un dipendente inesperto, l’azienda dovrebbe sostenere. Il metodo di mercato valorizza le risorse ad un valore pari a quello con il quale l’asset viene normalmente scambiato sul libero mercato. Per esempio, per valorizzare un marchio commerciale, si verifica a quale valore sono avvenute transazioni simili in tempi recenti. Il terzo ed ultimo metodo, quello del reddito, attribuisce all’asset intangibile un valore monetario che è pari al reddito che tale asset sarà in grado di generare in futuro. Per esempio per valorizzare un brevetto che si intende vendere, il suo valore sarà pari al reddito che l’acquirente sarà in grado di ottenere realizzando e vendendo il prodotto brevettato, al netto dei costi di produzione e commercializzazione.
Postato da: Emanuele Pizzurno, Scuola Mattei
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La valutazione economica degli intangibili non è certo una novità, e anche in Italia c'è chi se ne occupa attivamente. Dal 2000 l'Associazione Italiana Analisti Finanziari (AIAF) ha avviato il progetto "Mission Intangibles", dedicato al tema della comunicazione e valutazione degli asset intangibili d'impresa, e da luglio 2006 partecipa, quale membro fondatore, alla Commission on Intellectual Capital di EFFAS (associazione degli analisti finanziari europei). A oggi è stata prodotta numerosa letteratura sull'argomento della valutazione economica degli asset intangibili (sette Quaderni AIAF e numerosi articoli, tra i quali particolare importanza assume il Quaderno AIAF 113 "Intangibles: metodi di misurazione e valorizzazione", pubblicato ad aprile 2003). Il gruppo di lavoro AIAF "Mission Intangibles" è coordinato da Andrea Gasperini e Valeria Novellini e realizza semestralmente anche un corso specialistico dedicato al tema delle risorse intangibili.
Valeria Novellini
Scritto da: Valeria Novellini | 03/14/2008 a 10:11
Gentile Valeria, grazie del contributo. Concordo pienamente: la valutazione economica degli intangibili non è una novità, ma è pur sempre un tema ancora fortemente dibattuto in ambito scientifico. Vero è che, tuttora, vengono pubblicati, da rilevanti riviste scientifiche internazionali, numerosi articoli sul tema. Tali articoli vertono sia sugli aspetti legati alla gestione strategica degli asset intangibili, sia sulle tecniche di valutazione che sulle modalità di transazione commerciale (cessione, licenza, ...) adottate dalle imprese.
Un motivo, che ritengo abbia contribuito a mantenere attuale il dibattito sugli intangibili, è legato al concetto di "Open Innovation". Ovvero la ricerca e sviluppo, ormai da tempo, non viene più gestita unicamente tra le mura dell’impresa ma le collaborazioni e le partnership con soggetti esterni sono sempre più frequenti e hanno luogo in tutte le fasi del processo innovativo: dalla generazione dell’idea fino alla commercializzazione dell’innovazione. E quando si parla di R&D e di innovazione tecnologica molto spesso l’oggetto che viene scambiato tra le imprese altro non è che un bene intangibile. Questo ha determinato la crescita esponenziale del c.d. “market for technology”: accordi di licensing e cessione di brevetti di tecnologie, know-how, processi, ecc.
Scritto da: Emanuele Pizzurno | 03/19/2008 a 16:32